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Tariffe dei servizi pubblici in Umbria, andamenti e prospettive

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Le condizioni di costo delle tariffe per la Raccolta dei rifiuti, le Forniture idriche, l’Energia elettrica, il Gas gravano sui bilanci delle imprese e ne influenzano la competitività e, al tempo stesso, sono un elemento determinante anche nella formazione dei prezzi dei beni e dei servizi acquistati dalle famiglie. Dal Rapporto Indis, Istituto Nazionale Distribuzione e Servizi di Unioncamere, realizzato con il supporto scientifico di REF – RICERCHE, l’andamento di prezzi e tariffe ad uso industriale nei comuni umbri con più di 5000 abitanti.

Nell’ultimo decennio, mentre l’economia italiana cresceva del 22% le tariffe per l’uso industriale di gas, energia elettrica, acqua e raccolta dei rifiuti sono lievitate di oltre il doppio, sfiorando il 50%. A trainare la corsa le tariffe idriche - + 65% - poi quelle per la raccolta dei rifiuti (RSU) + 30%, per il gas - + 26% e dalle tariffe per l’energia elettriche “ferme” ad un aumento del 20%. Diverse le cause, interne ed esterne, e una certezza: l’alto livello delle condizioni di costo delle tariffe hanno gravato fortemente sui bilanci delle imprese, frenandone la competitività e, di conseguenza, rallentando la crescita complessiva del nostro sistema economico, nazionale e locale.

Questo il cuore del 1° Forum 2012 della rivista Obiettivo Impresa, edita dalla Camera di commercio di Perugia. Al Forum, moderato dal giornalista Federico Fioravanti, hanno portato il loro contributo Graziano Antonielli, Presidente GESENU, Donato Berardi, di Ref – Ricerche e consulenze per l’Economia e la Finanza, Andrea Gennai, Responsabile Sole 24 Ore Centro Nord, Giorgio Mencaroni, Presidente Camera di Commercio di Perugia, e Silvio Ranieri, Direttore ANCI Umbria. Nel corso del dibattito col pubblico sono inoltre intervenuti rappresentanti delle categorie economiche e dei consumatori e degli utenti.


Il Forum di “Obiettivo Impresa” ha riproposto su scala regionale il tema dei costi tariffari, ma anche della loro gestione, caratterizzata da una elevata differenziazione anche su aree molto ristrette, da una provincia all’altra, da comune a comune, finanche confinanti tra loro. La base di analisi e discussione è stata fornita dal Rapporto Indis , l’Istituto Nazionale Distribuzione e Servizi di Unioncamere, realizzato con il supporto scientifico di REF – RICERCHE e dedicato all’andamento di prezzi e tariffe ad uso industriale nei comuni umbri con più di 5000 abitanti. Sul tema dei servizi pubblici locali le Camere di Commercio e le loro Unioni Regionali – nel caso l’Unioncamere Umbria cui si deve l’attivazione del sistema di monitoraggio delle tariffe su scala regionale - assumono un ruolo istituzionale di primo piano e di supporto alle Amministrazioni Regionali alle quali spetta per legge il compito di fornire il quadro normativo e regolatorio.

Ad illustrare il Rapporto è stato chiamato Donato Berardi di Ref – Ricerche.

Servizio idrico integrato


“A Perugia e Terni le tariffe idriche per le imprese sono meno favorevoli della media nazionale”
Nel settore idrico, la Regione Umbria è stata una delle prime regioni italiane ad adottare le indicazioni della Legge Galli. Nel 2007 l’amministrazione regionale è nuovamente intervenuta in materia sopprimendo le vecchie ATO e conferendone le funzioni a 4 Ambiti Integrati Ambientali (ATI), costituiti come forme speciali di cooperazione tra gli Enti Locali e dotati di personalità giuridica e autonomia regolamentare, organizzativa e di bilancio.
Questa architettura ha permesso di ridurre la variabilità delle tariffe all’interno del territorio regionale. L’indagine ha evidenziato che esistono sostanzialmente tre bacini tariffari coincidenti con tre diverse gestioni del servizio (2 bacini tariffari in Provincia di Perugia, un bacino in Provincia di Terni), caratterizzate da distinte articolazioni tariffarie, e che in un caso vedono ancora l’applicazione del minimo impegnato per alcune categorie d’uso.
Il benchmarking della spesa sostenuta dalle utenze non domestiche nei Comuni Capoluogo di Perugia e Terni rispetto ad un più ampio contesto nazionale di capoluoghi di provincia fa emergere una situazione poco favorevole che riflette corrispettivi tariffari applicati sul territorio umbro più elevati della media nazionale. Questo risultato discende anche dall’aver completato ormai da tempo il processo di riforma del settore idrico, con una tariffa che copre integralmente i costi del servizio e gli investimenti necessari a migliorarne la qualità, rispetto ad altre realtà che ancora applicano corrispettivi tariffari sulla base dei criteri stabiliti dal CIPE.
Nel 2010 la spesa annua sostenuta da un ristorante con consumi pari a 1800 m3 è pari a quasi 6 000 euro nell’ATI 1 e nell’ATI 2, a 4 700 euro nell’ATI 3 e sfiora i 6 800 euro nell’ATI 4 . Per un albergo che consuma 10 mila m3/anno la spesa è pressoché allineata nell’ATI 1, nell’ATI 2 e nell’ATI 4 su un livello di oltre 34 mila euro, mentre si ferma a circa 26 mila euro nell’ATI 3.
Rispetto ad un anno prima l’esborso pagato dalle utenze non domestiche in Umbria per il servizio idrico è cresciuto di circa il 4%, tasso che riflette un’evoluzione differenziata dei corrispettivi sul territorio: poco meno del 2% negli ATI 1 e 2, +6% circa nell’ATI 3 e + 7% circa nell’ATI 4.

Rifiuti solidi urbani

“In Umbria alta variabilità tariffaria” A differenza di quanto osservato nel servizio idrico, quello di raccolta e smaltimento dei fiuti solidi urbani si caratterizza per un’ampia variabilità della spesa, a parità di profilo, anche all’interno dei confini provinciali. Tale caratteristica discende direttamente dal fatto che le tariffe sono stabilite da ciascun Comune, che gestisce in regime di privativa il servizio.
Il benchmarking della spesa sostenuta dalle utenze non domestiche nei Comuni Capoluogo di Perugia e Terni rispetto ad un più ampio contesto nazionale fa emergere una situazione molto differenziata a seconda del profilo esaminato. Terni, ad esempio, fa registrare corrispettivi significativamente maggiori al valore di riferimento per i ristoranti, i bar ed i negozi di ortofrutta mentre presenta tariffe in linea con la media nazionale nel caso degli alberghi e dei supermercati. Perugia, al contrario, si caratterizza per una spesa per il servizio RSU relativamente conveniente rispetto agli altri Capoluoghi italiani per i profili di bar, ristoranti e negozi di ortofrutta, mentre si colloca su valori intorno alla media nazionale per supermercati e alberghi.
In Provincia di Perugia la spesa unitaria sostenuta nel 2010 da un albergo di 1000 mq può variare da un minimo di circa 2.2 euro/mq ad un massimo di 7.7 euro/mq, mentre quella sostenuta da un negozio di ortofrutta di 60 mq va da 3.6 euro/mq a circa 21 euro/mq. Analoghe evidenze si riscontrano in Provincia di Terni: per un albergo si passa da un minimo di 2.4 euro/mq ad un massimo di 6.9 euro/mq, per un negozio di ortofrutta da un minimo di circa 3.1 euro/mq ad un massimo di 34.5 euro/mq.


Rispetto ad un anno prima, la spesa per il servizio RSU in Umbria ha evidenziato chiari segnali di tensione al rialzo, con un tasso di crescita medio vicino all’8%. In Provincia di Perugia, 16 dei 26 Comuni indagati hanno incrementato i corrispettivi del servizio, mentre in Provincia di Terni gli aumenti hanno interessato solo i due Comuni di maggiori dimensioni. In particolare, in Provincia di Perugia 2 Comuni hanno sperimentato rialzi del 20% e 6 tra il 10% ed il 20%. In Provincia di Terni, entrambi i Comuni più popolosi hanno fatto registrare rincari tra il 10 ed il 20%.
Le differenze nel costo di gestione del servizio tra i diversi Comuni riflettono una serie di fattori: una differente modalità organizzativa del servizio (raccolta porta a porta, isole ecologiche, etc..), una diversa dimensione comunale in termini di popolazione (piccolo Comuni versus grandi Comuni), una differente distribuzione delle superfici tra utenza domestica e non domestica (Comuni a carattere prettamente residenziale versus Comuni a forte impronta commerciale e industriale), una differente dotazione impiantistica per il trattamento e smaltimento dei rifiuti (discariche, termovalorizzatori, etc..) e, non da ultimo, una diversa modalità di finanziamento del servizio.
In Umbria solo 7 dei 32 Comuni umbri indagati hanno adottato la Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) che impone un vincolo di copertura integrale del costo del servizio RSU attraverso il gettito della tariffa. I restanti Comuni applicano ancora la tassa (TARSU), che al contrario prevede solamente una copertura non inferiore al 50% del costo.


L’indagine ha permesso infatti di evidenziare che in alcuni Comuni del territorio umbro non viene raggiunta la copertura totale del costo del servizio, con il rischio concreto che questa situazione potrà comportare incrementi significativi nel corso dei prossimi mesi qualora venisse confermato, a partire dal 1° gennaio 2013, l’obbligo di passaggio alla nuova tassa sui rifiuti e sui servizi istituita dal Decreto “Salva Italia” e che prevede la copertura totale dei costi di servizio e di investimento del servizio.

Energia elettrica


“I prezzi fissi delle forniture avviate il 1° gennaio 2011 si sono mostrati più convenienti dei prezzi variabili, i quali hanno registrato una crescita in corso d’anno sulla scia dell’apprezzamento delle quotazioni del petrolio e dei principali combustibili utilizzati per la generazione termoelettrica”

Il corrispettivo rilevato è il prezzo della componente energia, denominato “franco centrale”, al netto delle perdite di rete. Tale prezzo include il costo della generazione, gli oneri in capo al fornitore connessi al bilanciamento tra l’energia effettivamente assorbita dalle utenze e l’energia immessa in rete (oneri di sbilanciamento) e gli oneri, sempre in capo al fornitore, per la copertura delle penali addebitate in base alla normativa comunitaria in materia di emissioni inquinanti (oneri da CO2).
La rilevazione esclude invece tutte le altre componenti del costo dell’energia elettrica, ovvero i corrispettivi per la commercializzazione al dettaglio, gli oneri passanti, come i corrispettivi di dispacciamento, i corrispettivi per il trasporto e i cosiddetti oneri impropri, oltre alle imposte (accise erariali, addizionali provinciali e Iva).
La rilevazione è ex-post, cioè riferita a prezzi effettivamente pagati per forniture attivate con decorrenza il 1° giorno del mese di rilevazione trimestrale.
I profili tipo di impresa attualmente rilevati sono sei e corrispondono alla combinazione tra le clausole contrattuali più diffuse: due sono le classi di consumo annuo, fino a 300 MWh/anno e da 301 a 1200 MWh/anno, due le durate contrattuali contemplate, 12 e 24 mesi, due le tipologie di prezzo, monorario (cioè non differenziato per fascia) e multiorario (con tre prezzi per fascia).
Per ciascun profilo vengono rilevate due tipologie di contratti: contratti a prezzo fisso e contratti a prezzo variabile (indicizzato mediante formule di prezzo o agganciato, tipicamente con uno sconto percentuale, alle condizioni di maggior tutela).
Due i principali risultati emersi nel corso del 2011.
Il primo riguarda le due tipologie di prezzo sottoscrivibili nell’ambito del mercato libero: i prezzi fissi delle forniture avviate il 1° gennaio 2011 si sono mostrati più convenienti dei prezzi variabili, i quali hanno registrato una crescita in corso d’anno sulla scia dell’apprezzamento delle quotazioni del petrolio e dei principali combustibili utilizzati per la generazione termoelettrica.
Il secondo verte sul confronto tra le condizioni economiche del mercato libero e quelle stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas per il servizio di maggior tutela: nell’ultimo anno le condizioni applicate sul libero si sono collocate su livelli superiori, per effetto di una serie di fattori che hanno influenzato negativamente le dinamiche del mercato.

Gas naturale

La prima indagine sui consumi di gas naturale condotta in Umbria nel corso del 2011 si è posta l’obiettivo di sondare sia il grado di diffusione dell’utilizzo di gas naturale a fini produttivi tra le imprese localizzate nella regione sia le modalità di consumo e l’approccio al mercato del gas naturale. In questo senso, ci si è focalizzati solo sulle imprese che utilizzano gas naturale a fini produttivi, escludendo dal campo di indagine gli usi per mero scopo di riscaldamento, ad eccezione delle strutture alberghiere e della ristorazione per i quali l’utilizzo del gas per riscaldamento e cottura è stato assimilato all’uso produttivo, in quanto essenziale alla produzione del servizio offerto da queste due tipologie di attività economica.
L’indagine ha visto il coinvolgimento di oltre 400 imprese. Di queste, circa il 10% ha dichiarato di utilizzare gas a fini produttivi per un consumo aggregato che nel 2010 è stato di poco inferiore ai 90 milioni di metri cubi di gas naturale. In termini settoriali si osserva una buona distribuzione delle imprese intervistate tra i diversi settori produttivi, anche se in termini di volumi è il settore dei minerali non metalliferi (materiali per costruzione, laterizi, vetro, ceramica, etc...) ad essere maggiormente rappresentato.
Questi dati indicano che, in buona misura, l’uso del gas naturale a fini produttivi tra le imprese umbre non è marginale, anche se risulta più concentrato in alcune determinate attività caratterizzate da processi produttivi ad alta intensità di gas naturale.
In termini di mercato di approvvigionamento, 9 imprese hanno dichiarato di rifornirsi alle condizioni di tutela stabilite all’AEEG, mentre 39 soggetti si sono rivolti al mercato libero: in termini di consumo le relatività si consolidano ulteriormente in favore del libero, presso il quale transita una quota prossima al 100% del totale. Il mercato libero tende inoltre ad essere più diffuso all’aumentare dei livelli di consumo annuo: solo le imprese che assorbono meno di 50 mila mc/anno hanno infatti acquistato il gas naturale in regime di tutela.
Le imprese che consumano fino a 50 mila mc/anno pagano mediamente 52 centesimi di euro/mc; il costo unitario tende moderatamente a decrescere a 46 centesimi di euro/mc per consumi compresi tra 50 e 200 mila metri cubo all’anno, per toccare i 39 centesimi per consumi compresi tra 200 mila ed un milione di mc/anno.


La contrazione del costo unitario all’aumentare dei consumi è spiegato dalla possibilità di ridurre l’incidenza dei costi di distribuzione e di commercializzazione al dettaglio e dalla maggiore diffusione del mercato libero che permette di negoziare corrispettivi della materia prima più favorevoli rispetto al mercato tutelato. In questo senso, il risparmio stimato sulla spesa totale della fornitura per le imprese con consumi fino a 50 mila mc/anno che si sono approvvigionate sul mercato libero è stato dell’1.8% rispetto alle condizioni economiche sostenute da quelle rimaste sul tutelato.
Delle 39 imprese indagate che hanno dichiarato di approvvigionarsi sul libero, solo una è passata attraverso l’intermediazione di un consorzio; dunque, l’acquisto di gas direttamente dal venditore risulta la modalità più diffusa. Le imprese umbre preferiscono sottoscrivere contratti a prezzo indicizzato (57%) rispetto a quello fisso (43%).


Tre imprese su quattro hanno sottoscritto contratti di durata con scadenza a 12 mesi, il 6% ed il 21% rispettivamente a 24 ed oltre 24 mesi. La tendenza dunque sembra essere quella di legarsi per un periodo di tempo piuttosto breve con il fornitore attuale: questo però è una caratteristica tipica dei consumatori di maggiore dimensione. In termini di consumo, infatti, circa il 100% dei prelievi totali transita per contratti a 12 mesi.
L’agente commerciale gioca un ruolo fondamentale nell’orientare le scelte delle imprese: il 77% sul libero dichiara di aver sottoscritto il contratto di fornitura dopo essere stato contattato da un agente commerciale, mentre un altro 17% del campione si è rivolto a canali alternativi. Questi ultimi, che si possono associare all’ausilio di energy manager aziendali o energy consultant esterni, sono appannaggio delle imprese con consumi più elevati: il loro peso in termini di consumi sale infatti al 40%. Pubblicità o internet non trovano invece alcun riscontro quali strumenti di penetrazione del mercato.
7 imprese tra quelle che si riforniscono sul mercato libero hanno ricevuto almeno tre offerte commerciali: sono principalmente le imprese con i consumi più elevati del campione, mentre tra i piccoli consumatori il numero di offerte recapitate si riduce ad una sola. Così come sono sempre le imprese con maggiori consumi a prestate maggiore attenzione alla valutazione delle offerte, arrivando a confrontare 3 o più proposte.


Più della metà del campione si dichiara soddisfatto del servizio di fornitura ricevuto, ma metà delle imprese lamenta scarsa trasparenza. Il 39% delle imprese esprime un giudizio buono della qualità commerciale del servizio, mentre il 30% si ferma alla sufficienza.
Quasi 4 imprese su 10 dichiarano la propria disponibilità a cambiare fornitore in cambio di uno sconto di qualsiasi ammontare. Gli utenti di maggiore dimensione sembrano interessati ad un risparmio più definito: il 20% delle imprese (79% dei volumi) si dichiara disposto ad attivare una fornitura con un fornitore diverso da quello attuale nell’ipotesi di un risparmio in bolletta del 10%.
Escludendo il risparmio, per oltre un terzo delle imprese non esistono altri motivi sufficienti per effettuare un cambio di fornitura. Un significativo 30% del campione si dichiara interessato ad un contributo di supporto e consulenza da parte del fornitore, mentre un altro 18% attiverebbe una nuova fornitura in caso di gestione telematica del contratto.


Il 35% del campione ha trovato difficoltà nella lettura delle bollette al fine di reperire le informazioni richieste. In questo senso, l’indagine ha permesso di testare l’impatto del nuovo schema di bolletta imposto dall’Autorità a partire dal 1° gennaio 2011 richiedendo quale è stata la percezione delle imprese: ebbene solo il 39% ha avuto percezione dell’introduzione del nuovo schema e di questi soggetti quasi il 40% non ha percepito alcuna differenza in termini di chiarezza e comprensibilità rispetto alla situazione precedente.

Il presidente della Camera di Commercio di Perugia Giorgio Mencaroni ha rilevato l’assurdità della diversità tariffaria che si registra per imprese operanti in comuni diversi della regione. “Questa situazione – ha sottolineato Mencaroni – si verifica perché i comuni applicano addizionali diverse, ognuno secondo proprie scelte insindacabili. Senza parlare dell’applicazione del concetto di sussidiarietà che impone ad alcune categorie di pagare anche per altre. Dunque queste sono scelte di natura politica e non economica, ne tanto meno di trasparenza e giustizia. Questa è una strada che dobbiamo abbandonare”. Il presidente Mencaroni ha evidenziato altre storture, in alcuni casi autentici paradossi tariffari, come “l’albergo stagionale che “se resta aperto un solo giorno in più di sei mesi è costretto a pagare la tariffa – o meglio la tassa – della Raccolta dei rifiuti per l’ anno intero”.


Ancora Mencaroni: “Se poi rapportiamo il costo delle tariffe alla qualità del servizio prestato, allora il discorso deve riferirsi alla effettiva virtuosità delle imprese che i servizi prestano”.  “La giungla tariffaria fa da pendant a quella della tassazione in cui le imprese rischiamo di perdersi (paghiamo anche la “tassa d’ombra), per di più in un momento tra i più dramatici che mai abbiamo conosciuto”. “Occorre decisione, ma anche equità e trasparenza, determinazione, ma anche equilibrio- chiede Mencaroni. “Come per le liberalizzazioni, a cominciare da quella degli orari di apertura dei negozi che non si capisce a chi poi serva veramente. “Non alle imprese chiamate a sopportare nuovi costi – sostiene il presidente Mencaroni – ma neanche ai cittadini. Se poi vogliamo rifarci all’esperienza di altri stati non sfuggirà a nessuno che in gran parte dei paesi del mondo alle 17 o poco più tutti i negozi chiudono e restano aperti soltanto Corner per particolari tipi di prodotto”.

Silvio Ranieri, Direttore ANCI Umbria, si è soffermato sugli interventi normativi che i comuni sono chiamati ad effettuare in termini tariffari, sugli effetti che deriveranno dall’adozione del federalismo fiscale e sulla capacità dei comuni di gestire i flussi di risorse in entrata e in uscita. “Temo che come al solito anche per il federalismo fiscale si decida di procedere – così come fatto finora - a colpi di accetta che hanno di fatto impedito qualsiasi processo di autoriforma”.

Andrea Gennai, responsabile dell’inserto “Centro Nord” del Sole 24 Ore ha ricordato come i problemi legati all’approvvigionamento energetico da parte dell’Italia influiscano pesantemente sulle tariffe praticate all’industria. “C’è una situazione nazionale resa problematica dall’alto prezzo del petrolio, che forse potrà saltuariamente riscendere sotto i 100 dollari al barile, ma comunque non potrà mai tornare al livello di qualche anno fa” ha spiegato Gennai.
A questo si aggiunge un problema specifico dell’Umbria “dove – ha detto Gennai - i costi dell’energia elettrica per le imprese sono molto elevati, anche in confronto a quelli praticati nelle regioni limitrofe e ciò produce un gap competitivo valutabile addirittura in circa un punto percentuale del valore aggiunto”.

Graziano Antonielli, Presidente di GESENU, società che gestisce la raccolta dei rifiuti, ha parlato del servizio offerto dala sua azienda e delle caratteristiche delle tariffe appicate “un percorso non semplice – ha detto Antonielli – vista la specificità e la complessità del nostro servizio”.Ancora il presidente Gesenu. “Le nostre tarife sono nella media nazionale e cerchiamo di mantenerle omogenee nei diversi centri che serviamo. A Perugia, Bastia, Todi e Torgiano ad esempio i contratti sono identici, ma poi quando si arriva alla tariffa le condizioni cambiano e un cittadino di paga più o meno di un altro. Le variabili che incidono sulle tariffe sono tante, e a cominciare dal tipo di servizio prestato, ma Gesenu cercherà di perseguire la massima uniformità e trasparenza nella struttura del suo regime tariffario”.


 

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