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Excelsior 2010 - Persistono le difficoltà nel mercato del lavoro, ma ci sono anche molti mestieri "introvabili"

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Presentati oggi dal presidente della Camera di Commercio di Perugia Giorgio Mencaroni, in conferenza stampa, i dati dell’indagine Excelsior 2010, che ha coinvolto un campione di circa 1.500 imprese della provincia.

Si conferma il persistere delle difficoltà nel mercato del lavoro perugino per l’anno in corso. A causa della ripresa ancora lenta, anche il 2010 è pertanto caratterizzato da un diffuso ridimensionamento delle previsioni occupazionali espresse dagli imprenditori provinciali dell’industria e del terziario.

Le previsioni di assunzione espresse dagli imprenditori perugini per il 2010 sono improntate alla cautela. Infatti la quota di imprese che prevede di assumere entro quest’anno si attesta al 15%, in ulteriore flessione rispetto al 20% del 2009, già in calo rispetto al 28% del 2008.
Le imprese che non prevedono in alcun caso di assumere personale sono ben il 78%.

 

Per il secondo anno consecutivo si prevedono saldi occupazionali negativi, anche se in lieve miglioramento rispetto al 2009. In termini assoluti la perdita occupazionale dovrebbe essere di oltre 2.000 posti di lavoro.
L’andamento del saldo provinciale è legato soprattutto ad una flessione del tasso d’entrata nel mercato del lavoro, non compensato da un’analoga flessione del tasso d’uscita. In termini assoluti le previsioni di assunzione, entro l’anno corrente, si attestano a quasi 7.000 unità. Al contrario sono previste circa 9.000 fuoruscite dal mercato del lavoro.

I settori economici
La lenta e ancora incerta ripresa ha determinato a Perugia un contraccolpo occupazionale soprattutto nel settore dell’edilizia (-5,8%), maggiormente legato al mercato interno. Il deterioramento del saldo è dovuto esclusivamente ad una flessione del tasso d’entrata. L’industria in senso stretto migliora il proprio saldo pur mantenendo il segno negativo: si passa, infatti, dal –2,5% del 2009 al –1,7% di quest’anno, determinato da un incremento del tasso di entrata a parità di tasso d’uscita.
Una migliore tenuta, ma sempre di segno negativo, mostrano il commercio (-1,1%) e i servizi privati (-0,8%). Questa performance è determinata da una diminuzione del tasso d’uscita più consistente della flessione del tasso d’entrata.

La dimensione d’impresa
La perdita occupazionale nella provincia di Perugia si intensifica soprattutto per le piccole e piccolissime imprese, anch’esse più influenzate dalla debolezza del mercato interno. Le imprese con meno di 10 dipendenti determineranno il 77% della perdita di posti di lavoro della provincia di Perugia (lo scorso anno era il 43%); mentre le imprese più grandi contribuiranno solo al 2% della perdita di posti di lavoro.

I dati Excelsior forniscono anche indicazioni sui titoli di studio e sulle professioni più richiesti dalle imprese.
Da questo punto di vista Excelsior costituisce una fonte di informazione davvero strategica per la progettazione e l'orientamento dei processi formativi in azienda e per l’orientamento scolastico e universitario. Una fonte che il sistema camerale vuole mettere a disposizione di tutti quei soggetti che, a diverso titolo, si occupano di formazione, istruzione e orientamento al mercato del lavoro.
Le imprese del perugino privilegiano le figure specializzate, o con diploma superiore, piuttosto che i laureati, la cui richiesta è sostanzialmente stabile.
Dopo due anni consecutivi in cui a livello provinciale si era evidenziato un rafforzamento nell’acquisizione di personale con il più elevato titolo d’istruzione, le assunzioni di personale laureato registrano infatti una battuta d’arresto. Le entrate di personale in possesso di titolo universitario nel 2010 si fermano a quota 8,4%, mantenendosi pressoché stabili in termini percentuali (erano l’8,6% nel 2009).
Cresce invece, in termini d’incidenza relativa, la richiesta per il 2010 di personale in possesso di diploma di scuola media superiore. Un’assunzione su due.
Inoltre al 7% delle persone assunte con contratto non stagionale è richiesto un attestato di istruzione professionale di Stato, oppure un attestato regionale di formazione professionale.

Fra le professioni più richieste dalle imprese figurano, ad esempio: addetti alle vendite al minuto, operai specializzati nel settore edile, tecnici di amministrazione, addetti alla ristorazione e ai pubblici esercizi, conduttori di veicoli a motore.

Ma al tempo stesso aumentano per le imprese le difficoltà di reperimento di determinate figure professionali, nonostante la maggiore disponibilità d’offerta sul mercato del lavoro legata alla crisi.
La percentuale di assunzioni - non stagionali - considerate di difficile reperimento è del 28%, pari a 1.500 assunzioni, in aumento di quasi sette punti percentuali rispetto allo scorso anno.
Fra gli “introvabili” possiamo citare, ad esempio: addetti alle vendite al minuto, addetti alla ristorazione e ai pubblici esercizi, operai specializzati addetti alle costruzioni, tecnici delle scienze ingegneristiche…

 

Le maggiori difficoltà di reperimento si evidenziano, dal punto di vista settoriale, soprattutto per le imprese industriali, in cui le aziende hanno problemi a trovare 800 figure professionali, il 35% del personale in entrata. Una difficoltà che cresce di oltre dieci punti percentuali rispetto all’anno passato.
In particolare nelle costruzioni, le assunzioni ritenute difficili sono 250, pari al 31%, stabile rispetto allo scorso anno. Nei servizi aumentano le difficoltà di reperire i profili professionali necessari.

In termini dimensionali sono le imprese più piccole, con meno di 49 dipendenti, ad evidenziare le maggiori difficoltà nel reperimento delle figure professionali necessarie, con una percentuale del 35-36%, che risulta in forte aumento rispetto al 2009.

Il principale ostacolo segnalato dalle imprese al reperimento di personale è rappresentato dall’inadeguatezza dei candidati, pari al 18% dei casi, corrispondenti a quasi 1.000 casi.
Tale inadeguatezza è dovuta prima di tutto alla mancanza della necessaria esperienza (350 casi), in seconda istanza alla mancanza di candidati con adeguata qualificazione (280 casi) e infine alla mancanza di caratteristiche personali adatte allo svolgimento della professione (250 casi). L’altro ostacolo al reperimento di personale è rappresentato dal ridotto numero di candidati. A determinare la scarsa disponibilità di candidati è, principalmente il fatto che poche persone esercitano o sono interessate ad esercitare la professione (330 casi), oppure che la figura è molto richiesta e c’è molta concorrenza tra imprese per reclutarla (115 casi).

Questa condizione di “mismatch”, di mancato incontro fra domanda e offerta di lavoro, genera costi e, a quanto pare, costi crescenti. Stando ai dati Excelsior, il tempo medio di ricerca del personale in provincia è pari a 4,6 mesi, in crescita rispetto ai 4 mesi dello scorso anno. In Italia in media un’impresa impiega 4,1 mesi.
A livello settoriale questo periodo di ricerca si allunga nel caso di personale da inquadrare nell’industria (5,2 mesi), mentre nel settore dei servizi il tempo di ricerca è più breve (4 mesi).

 

 

Scarica qui

Comunicato stampa

Fascicolo di sintesi del Rapporto Excelsior 2010

 

 

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