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06-05-2011

9a Giornata dell'Economia - 6 maggio 2011

 

In contemporanea in tutte le Camere italiane lo stato di salute dei sistemi economici locali sulla base dei dati reali elaborati dagli osservatori camerali.

 

Il presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni ha tenuto la Relazione sullo Stato dell’Economia Provinciale.

Mario Pera, Segretario Generale Camera di Commercio: “Gli indicatori chiave della Provincia”

Presentato il Focus “La Ripresa e le Medie Imprese Manifatturiere”

Interventi di Wladimiro Boccali Boccali, sindaco di Perugia e Carlo Andrea Bollino, docente della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Perugia.

Conclusioni della presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini
Presenti Parlamentari umbri, rappresentanti delle Istituzioni e delle Amministrazioni locali, dell’Università degli Studi di Perugia e dell’Università per Stranieri, componenti del Consiglio e della Giunta della Camera di Commercio di Perugia, esponenti delle Associazioni di Categoria e delle Organizzazioni Sindacali.


La Giornata dell’Economia porta in contemporanea tutte le Camere di Commercio a tracciare la mappa dello sviluppo economico dell’Italia e dei suoi territori, sulla base dei dati elaborati dagli osservatori camerali.
Alla Camera di Commercio di Perugia la IX edizione della Giornata dell’Economia è stata aperta dal Presidente Ing. Giorgio Mencaroni che ha presentato la Relazione sullo stato dell’Economia Provinciale.


“In Provincia di Perugia, l’anno appena trascorso, pur ancora segnato dagli effetti di una crisi che nella durata sta superando ogni previsione, ha segnato una inversione di tendenza rispetto ai momenti di difficoltà più acuti registrati nel biennio 2008-2009” – ha affermato il Presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni. “Le imprese locali non hanno perso la loro vitalità, dimostrata dalla crescita di nuove imprese e dalla tenuta di quelle che sul mercato erano già presenti. Le dinamiche di ripresa si manifestano nell’allargamento e irrobustimento del tessuto imprenditoriale provinciale, nelle performance del manifatturiero e nel positivo andamento dei flussi di import-export. Permangono, tuttavia, alcune zone d’ombra: l’Artigianato, le difficoltà delle imprese di più piccole dimensioni e la staticità del mercato del lavoro. Che tuttavia, a fine 2010, almeno in termini assoluti ha visto arrestarsi la caduta dell’occupazione, con 276.000 occupati registrati, livello rimasto invariato rispetto al 2009. Analizzando però il dato nelle sue diverse componenti, emerge che i circa 2000 posti di lavoro perduti fra gli “occupati dipendenti” sono state compensate da un aumento di pari entità degli “occupati indipendenti”. Ed è ragionevole presumere che questa dinamica non sia del tutto sintomatica di una maggiore vitalità delle attività autonome quanto, almeno in parte, di una precarizzazione del mercato del lavoro”.
“La ripresa del sistema, comunque, passa necessariamente per le imprese” ha detto Mencaroni, “e ad esse debbiamo guardare se non vogliamo restare in mezzo al guado, tra una crisi che ristagna e le economie che sono già nel futuro”.

Ancora il Presidente Mencaroni dalla Relazione sullo stato dell’Economia Provinciale.

LA STRUTTURA IMPRENDITORIALE
Il nostro sistema d’impresa è tuttora sano e fonda su un desiderio di intraprendere e una determinazione che la crisi non è riuscita a sfibrare.
Il tessuto imprenditoriale della provincia di Perugia nel 2010 ha registrato buoni risultati. Sono 74.026 le imprese presenti nel Registro della Camera di Commercio di Perugia al 31 dicembre 2010. La variazione percentuale rispetto all’anno 2009 risulta pari a +1%, la crescita annua più elevata registrata nell’ultimo quinquennio, superiore alla media nazionale, pari a +0,4%.
Alla fine dell’anno, il bilancio tra le aziende nate e quelle che hanno cessato l’attività ha fatto registrare un aumento di 716 unità: è il migliore saldo dal 2006, e segna un marcato punto di svolta rispetto all’ultimo quinquennio, durante il quale i saldi si erano andati progressivamente riducendo di entità.
Questo risultato è determinato dalla ripresa delle nuove iscrizioni, (miglior risultato dal 2008) e al contemporaneo rallentamento del flusso delle cessazioni (il valore più contenuto degli ultimi sei anni). In termini percentuali nel 2010 le iscrizioni sono cresciute del 5,7% e le cessazioni si sono ridotte del 10,9%.
Da sottolineare la forte crescita delle società di capitali che, con un saldo di +533 unità, hanno inciso per quasi i tre quarti (74%) sul saldo complessivo e la tenuta delle ditte individuali che, dopo un triennio di progressiva riduzione dello stock, nel 2010 sono tornate a crescere lievemente. Le ditte individuali continuano ad essere la forma giuridica più diffusa in provincia: con 40.739 unità nel 2010, rappresentano il 55% delle imprese provinciali.


Ancora difficoltà per il comparto artigiano che ha chiuso l’anno 2010 con un saldo negativo (-160 aziende), seppure in miglioramento rispetto al 2009. Nel corso del 2010 le iscrizioni sono cresciute del 4% rispetto all’anno precedente, mentre le cessazioni sono in flessione del 9%. Infine è in aumento la componente extracomunitaria dell’imprenditoria perugina. Gli imprenditori nati in paesi extra UE nel 2010 hanno superato la soglia dei 5 mila, segnando una variazione percentuale di +5,8%, in accelerazione rispetto al +4,1% registrato nell’anno precedente.

L’OCCUPAZIONE – una priorità per l’Umbria

Quest’anno la caduta dell’occupazione in termini assoluti si è arrestata: gli occupati alla fine del 2010 erano 276.000, invariati quindi rispetto all’anno precedente. Analizzando però il dato nelle sue diverse componenti, emerge che le circa 2000 unità di lavoratori perse fra gli “occupati dipendenti” sono state compensate da un aumento di pari entità degli “occupati indipendenti”. E’ ragionevole presumere che questa dinamica non sia del tutto sintomatica di una maggiore vitalità delle attività autonome quanto, almeno in parte, di una precarizzazione del mercato del lavoro.
In aggiunta a questo, il tasso di occupazione si è ulteriormente ridotto, passando dal 64% del 2009 al 63,6% del 2010, e il tasso di disoccupazione provinciale è arrivato al 6,9%, in crescita rispetto al 2009, che è anche


il valore più alto registrato dal 2004. Il dato, tuttavia, risulta inferiore a quello del Centro, pari a 7,6% e soprattutto a quello nazionale, che sale al 8,4% (era 7,8 nel 2009).
A fronte di questa situazione esiste anche una impressionante quota di forza lavoro che resta inattiva, fuori da percorsi formativi e che non riesce a trovare occupazione: sono i cosiddetti “neet”, giovani con un’età compresa fra i 15 e i 29 anni, che non sono iscritti a scuola o all’università, non seguono corsi di formazione o aggiornamento professionale e non lavorano.
I dati diffusi nelle scorse settimane li quantificano, in Italia, in circa due milioni, il 21,2% della popolazione giovanile; in Umbria la loro quota è del 15,4%, che nella popolazione femminile di riferimento arriva addirittura al 19,2%.
Un dato allarmante che deve far riflettere e spingerci a rafforzare gli strumenti per favorire il loro ingresso nel mercato del lavoro, favorendo ad esempio l’apprendistato, orientando meglio i percorsi formativi dentro e fuori le aziende, per ridurre il cosiddetto mismatching fra domanda e offerta di lavoro, e promuovendo i percorsi di alternanza scuola-lavoro.

INTERNAZIONALIZZAZIONE - trainanti il settore metalmeccanico ed elettronico, la moda e l’agroalimentare.

Nel 2010 l’attività di esportazione in provincia di Perugia è cresciuta in termini tendenziali: +13% la variazione percentuale rispetto all’anno precedente, in forte controtendenza rispetto al –20% dello scorso anno, anche inferiore a quella nazionale (+16%). Resta però bassa la propensione all’export, che rappresenta il 12,5% del valore aggiunto. Un valore in crescita rispetto all’11,3% del 2009, ma comunque inferiore a quello del Centro (17,4%) e, soprattutto, alla media nazionale (24,3%).La componente principale delle esportazioni ha interessato il settore metalmeccanico ed elettronico (44%). Molto positive e decisamente superiori rispetto alla quota nazionale le esportazioni provinciali del sistema moda (19%) e del settore agroalimentare (15%). Sui processi di internazionalizzazione è bene intervenire con una strategia e programmi di intervento comuni, perseguendo una convergenza di tutti i soggetti istituzionali che operano in questo campo. Infatti per un sistema come il nostro, di piccole e medie imprese diffuse sul territorio, l’internazionalizzazione è la strada maestra per crescere e consolidarsi sul mercato.

LA CRESCITA PROVINCIALE- il contributo più consistente viene dal settore dei servizi

I dati relativi al PIL 2010 presentano per la provincia di Perugia un valore pro-capite pari a 24.360 euro, ancora inferiore al dato nazionale (25.615 euro) e a quello del Centro (28.610 euro). Tuttavia nell’ultimo anno la provincia ha registrato una crescita del prodotto interno lordo pro-capite, in termini correnti, pari a +2,8%, superiore al livello nazionale, dove la variazione del 2010 si è fermata a +1,8% e a quella delle regioni del Centro (+1,9%).
Dall’analisi settoriale sul valore aggiunto (di cui sono disponibili i dati relativi all’anno 2009) emerge che il settore dei servizi rappresenta la quota prevalente del valore aggiunto provinciale (a prezzi correnti), pari al 70,6%, ancora inferiore al 73% dell’Italia e al 78% del Centro.
L’industria locale, in termini di valore aggiunto, ha un peso del 27,4%, superiore al 25% nazionale e al 21% del Centro. Infine l’agricoltura, con il 2% del valore aggiunto provinciale, è sostanzialmente in linea con la quota nazionale.

Alcuni punti cardine per la ripresa

GREEN ECONOMY - per uno sviluppo sostenibile e di qualità

E’ ormai sotto gli occhi di tutti che, se vogliamo mantenere la qualità della vita per i nostri figli e le generazioni future, bisogna riuscire a coniugare lo sviluppo economico, e sociale, con la cosiddetta “sostenibilità”. Mi riferisco alla progettazione e costruzione di una società che faccia della “qualità” della vita il suo centro, in cui le attività umane stiano nei limiti di conservazione dell’ambiente globale, del contesto fisico e naturale.
Credo sia questo il vero obiettivo della green economy oggi. Il suo valore aggiunto sta nel suo potenziale di generare anche nuova occupazione.


Sul fronte delle fonti energetiche, ad esempio, oggi si stima che le rinnovabili diano lavoro a un milione e mezzo di europei. E la Commissione prevede che se ne aggiungeranno altri 3 milioni entro il 2020, per implicito effetto della direttiva sulle rinnovabili.
L’Umbria può essere una regione leader, per cultura prima di tutto, ma anche in tecnologia, in questo campo. Ed è per questo motivo che ci stiamo impegnando in un “progetto leader”: la progettazione o la ristrutturazione di un quartiere o di un intero borgo con caratteristiche fortemente sostenibili, anche di recupero energetico. Un borgo “carbon free”, all’avanguardia nel contesto nazionale.
L’obiettivo principale dell’intervento è dimostrare come la qualità della vita dipende direttamente da una corretta progettazione dell’impianto urbanistico oltre che, chiaramente, edilizio.


VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO – serve una nuova concezione dell’identità e del futuro dell’Umbria
Anche l’estetica, la bellezza, è intimamente connessa alla qualità della vita, e la nostra regione finora ha saputo proteggere e salvaguardare il proprio patrimonio storico, artistico, architettonico e ambientale più e meglio di quanto non abbiano fatto altre regioni italiane.
E’ tempo di dare un orientamento coraggioso e una prospettiva futura alla tutela del passato e, per farlo, è necessario pensare il futuro in forme nuove.
A partire da un nuovo approccio al “territorio” e dalla consapevolezza del suo legame indissolubile con i prodotti di eccellenza che ne sono il frutto, direi quasi la rappresentazione materiale, quotidiana, viva, attraverso i quali passano la cultura, le tradizioni e l’identità di questa splendida terra. Sono condizione decisiva di questo scenario: un sistema di imprese che si organizzano per fare rete, la qualità nella sua accezione più ampia, l’innovazione continua.

RETI D’IMPRESA – superare gli individualismi per collaborare e consolidare il sistema d’impresa.

Siamo di fronte ad una stagione nuova del fare impresa, che richiede necessariamente un salto “culturale” da parte degli imprenditori, in primo luogo da parte di quelli che grazie alle loro capacità hanno saputo costruire e occupare uno spazio di mercato con successo.Al sistema delle imprese chiediamo di superare gli individualismi in un’ottica di “collaborazione”, perché tante piccole imprese da sole non ce la possono fare a intraprendere percorsi di consolidamento e di crescita competitiva. La nostra Camera, insieme alle associazioni di categoria, intende sostenere i processi di aggregazione fra imprese impegnandosi su più fronti, l’assistenza per la stesura dei contratti di rete, la realizzazione di studi di prefattibilità, la predisposizione di una manualistica per la costituzione delle reti. Secondo l’ultimo monitoraggio di Unioncamere nazionale, finora sono 50 i Contratti di rete stipulati fino a metà aprile 2011, che coinvolgono per l’esattezza 283 imprese manifatturiere e di servizi, in 56 province e 16 regioni, non solo nel settore manifatturiero ma anche in quello dei servizi.Secondo alcune indagini conoscitive, le imprese sono orientate a lavorare in rete per poter acquisire più facilmente nuove competenze, oltre che per poter accrescere la competitività e le dimensioni, e per facilitare l’adozione di innovazioni. Il tema dell’acquisizione di maggiori competenze è a nostro avviso cruciale, perché è particolarmente sentito laddove è più complessa la sfida per le imprese di piccole dimensioni.

INFRASTRUTTURE – una maggiore efficienza è indispensabile per recuperare competitività

Nel presentare il I° Rapporto sullo stato delle infrastrutture in Italia, a cura di Uniontrasporti, sono emerse da parte di Unioncamere numerose considerazioni, fra le quali vorrei citarne una, che mi sembra incisiva: “Quarant’anni fa, l’Italia aveva una dotazione complessiva di quasi 4mila km di autostrade, seconda solo alla Germania che ne aveva più di 6mila. Oggi il nostro Paese ha 6.600 km di autostrade, mentre la Germania ne ha quasi 13mila. In nove anni, pur rallentando molto gli investimenti, quest’ultima nazione ha costruito circa mille km di autostrade mentre noi solo 151”. Per inciso, l’Umbria conta solo 59 km di autostrade su poco più di 6 mila km di rete complessiva. E’ giunto davvero il momento di cambiare rotta. La Camera di Commercio si è sempre impegnata, sin dalle sue origini 175 anni fa, nel processo di infrastrutturazione regionale, e intende continuare a fare la sua parte in questo percorso verso una efficienza della rete dei collegamenti che è condizione indispensabile, anche se non sufficiente, per recuperare competitività. Si impone un approccio che prima di tutto valorizzi e migliori quello che è stato già fatto, e che superi i localismi, guardando ad accordi interregionali, di sistema. Su questo fronte stanno proseguendo i nostri lavori con le società di gestione degli aeroporti di Forlì-Cesena, Rimini, Ancona e Pescara per incrementare la funzionalità degli scali e di conseguenza il flusso di passeggeri in arrivo e in partenza.Gli obiettivi comuni sono quelli di: razionalizzare le tratte per facilitare il collegamento con destinazioni comuni; realizzare pacchetti turistici integrati; attivare centrali di acquisto di beni e servizi per conseguire migliori condizioni economico-contrattuali. Altrettanto strategico per il territorio, il collegamento con l’alta velocità sull’Asse Roma-Firenze, per il quale stiamo lavorando da un anno in sinergia con la Regione e la Camera di commercio di Arezzo. Come ha meritoriamente ricordato il presidente Napolitano nel suo intervento in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il mondo dell’impresa e del lavoro hanno sempre avuto un ruolo da protagonisti in ogni fase di costruzione, ricostruzione e crescita dell’economia nazionale. E’ dal lavoro e dall’impresa che anche oggi dobbiamo ripartire.

Il Segretario Generale della Camera di Commercio di Perugia Dr. Mario Pera ha preso in esame alcuni “Indicatori chiave dell’economia provinciale”, Parlando di Internazionalizzazione il Segretario Pera ha riferito come il 44% delle esportazioni ha interessato il settore metalmeccanico ed elettronico, con un peso inferiore al dato nazionale (49%). All’opposto il sistema moda, che rappresenta il 19% delle esportazioni provinciali, risulta superiore rispetto alla quota nazionale, pari al 11%, e in linea con quello del Centro Italia. Il 15% delle esportazioni riguarda il settore alimentare; la quota provinciale risulta nettamente superiore al dato nazionale (7%) e a quello del Centro (4%). Per valore le merci più esportate dalle imprese della provincia di Perugia sono “altre macchine d’impiego generale” con 190 milioni di euro e una variazione annuale del 20%. Al secondo posto gli articoli di abbigliamento, con 172 milioni di euro e un incremento del 3% . Gli oli e grassi vegetali e animali, con 118 milioni, occupano il terzo posto e registrano un incremento del 9%. Le altre macchine per impieghi speciali, al quarto posto con 92 milioni di euro, fanno registrare un incremento del 13%. Al quinto posto troviamo gli altri prodotti in metallo, con 86 milioni e un aumento del 78%.


Per quanto riguarda l’analisi per paesi di destinazione, il principale mercato di riferimento delle imprese perugine è l’Europa. Il 53% delle esportazioni è destinato ai paesi dell’Unione Europea a 15, il loro peso risulta superiore alla quota nazionale (48%); il 10,7% è rappresentato all’America Settentrionale, percentuale che si pone al di sopra della quota nazionale (7%). Nella graduatoria dei paesi di destinazioni per valore delle esportazioni al primo posto troviamo la Francia, con 242 milioni di euro e una variazione del +24% rispetto al 2009. La Germania, con 238 milioni, occupa il secondo posto e fa registrare un incremento del 3%. Al terzo posto ci sono gli Stati Uniti, con 167 milioni di euro e un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. Il Regno Unito, con 105 milioni di euro, subisce una flessione del 3%. Al quinto posto troviamo i Paesi Bassi, con 98 milioni e un aumento del 25%.
Mario Pera ha fornito indicazioni sull’evoluzione a breve e medio termine della situazione economica locale.


“L’evoluzione economica di breve termine attesa a livello nazionale e territoriale presenta alcune incognite in considerazione del carattere ancora estremamente selettivo della ripresa, disomogenea tra le aree e condizionata da diversi elementi d’incertezza”. - anche sullo scenario globale - il cui impatto non appare del tutto chiaro.
Unioncamere e Prometeia hanno elaborato alcuni possibili scenari di sviluppo economico territoriale. “Per il 2011 – ha detto Pera - si prospetta la prosecuzione di una ripresa graduale dell’economia italiana il cui PIL dovrebbe crescere dell’1,2%, contro l’1,3% del 2010. A livello territoriale, per il 2011 la ripresa dovrebbe rallentare leggermente nelle ripartizioni, ma lungo i sentieri di crescita territoriale già sperimentati per il 2010: il Nord Italia traina lo sviluppo con l’1,4%, mentre il Centro si posiziona poco al di sotto della media nazionale (0,9% rispetto all’1,2%). La crescita in Umbria e nella provincia di Perugia nel 2011 dovrebbe attestarsi a +0,9%, sotto la media nazionale. Nel biennio 2012-2013 il recupero rispetto alla recessione del 2009 prosegue lungo un sentiero di crescita graduale e relativamente moderata. Il PIL dell’Italia dovrebbe mostrare una lieve accelerazione, attestandosi a l’1,4%. Lo stesso valore è previsto per la ripartizione del Centro. L’Umbria si attesta poco al di sotto con 1,3%, ancora inferiore la variazione in provincia di Perugia, 1,2%”.


La Dr.sa Anna Cagnacci dell’Ufficio Studi e Ricerche della Camera di commercio di Perugia ha illustrato i risultati di una ricerca sul Sistema Economico Provinciale nel primo Trimestre 2011 (vedi allegato), mentre i ricercatori Davide Castellani e Fabrizio Pompei dell’Università degli Studi di Perugia hanno presentato una ricerca molto apprezzata sulle “Performance delle Medie Imprese Manifatturiere” (vedi Allegato).
Alla Giornata dell’Economia sono intervenuti il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali e il Prof. Carlo Bollino della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Perugia. Conclusione dei lavori affidata alla presidente della Regione dell’Umbria Catiuscia Marini.
“Dall’analisi sullo stato dell’economia della provincia di Perugia – ha detto la presidente Marini – è possibile ricavare indicazioni preziose ai fini dell’adozione di politiche di intervento sempre più efficaci e mirati al sostegno del nostro sistema economico. Politiche da condividere tra istituzioni, forze economiche e sociali, in quella che abbiamo voluto definire “Alleanza degli Umbri””. La presidente Marini si è soffermata in particolare su 4 punti: l’espansione della base imprenditoriale locale, l’occupazione, l’Export e l’Innovazione.
“E’ sempre positivo che resti viva e vitale la propensione all’imprenditorialità – ha detto la presidente della Regione - soprattutto quando assistiamo all’affermarsi di forme societarie più strutturate ed evolute”. “Di contro resta in tensione il mercato del lavoro, anche se – ha notato Marini – alla fine del 2010 sembra essersi arrestata la caduta dell’occupazione. Ora occorre attivare una ripresa più forte e capace di creare nuovi posti di lavoro. Purtroppo un altro elemento di preoccupazione è la scarsa capacità di investire sul capitale umano, ed in particolare su profili professionali di alto livello, gli high skill, i laureati quindi. L’Umbria in questo sconta un gap pesantissimo rispetto ad altre regioni italiane”.
Una attenta riflessione sull’export e sull’innovazione è stata richiamata dalla Presidente Marini: “Perché – ha detto – i dati positivi delle esportazioni devono essere letti al netto dei prodotti metalliferi che incidono fortemente sul totale regionale: fatta questa operazione infatti i nostri risultati si riducono e restano al di sotto a quelli delle regioni del Centro e del Nord”.

 

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