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25-05-2011

"Quale futuro per l'Aeroporto dell'Umbria?"

 

 

FORUM

“Quale futuro per l’Aeroporto dell’Umbria” - Mercoledì 25 maggio 2011


A cura di “Obiettivo Impresa” Rivista trimestrale della Camera di Commercio di Perugia

 

Tra pochi mesi – comunque non oltre settembre/ottobre - l’Umbria potrà inaugurare il suo Aeroporto, che proprio nei giorni scorsi ha ricevuto dall’ENAC la definitiva intitolazione di “Aeroporto Internazionale dell’Umbria – Perugia “San Francesco d’Assisi”, con la conferma di PEG come Codice Internazionale IATA. Si è aperto con questi due annunci il Forum sul tema “Quale futuro per l’Aeroporto Internazionale dell’Umbria” organizzato a Palazzo Donini da Obiettivo Impresa, rivista della Camera di Commercio di Perugia, cui hanno partecipato Giorgio Mencaroni Presidente della Camera di Commercio di Perugia, Mario Fagotti, presidente della SASE, società di gestione dell’Aeroporto, Fulvio Cavalleri, vicepresidente vicario Assoaeroporti e Luca Ferrucci, prof. ordinario presso la Facoltà di Economia dell’Università di Perugia. Ha moderato i lavori il giornalista Federico Fioravanti

 

“L’Aeroporto è ormai ultimato – ha annunciato il presidente della Sase Mario Fagotti – e se tutto procede per il verso giusto potremmo anche riuscire ad inaugurare nel mese di luglio, comunque non oltre settembre/ottobre”. “E se consideriamo – ha sottolineato Fagotti – che la scelta di investire su un nuovo aeroporto risale al 2005 e che i lavori delle nuove strutture sono cominciati nel 2009, mi pare si possa parlare di tempi straordinariamente contenuti, soprattutto se li rapportiamo a quelli medi per una opera pubblica di questa importanza. L’impegno finanziario complessivo è stato di 42,5 milioni di euro, di cui 27 milioni arrivati dal programma di iniziative per la celebrazione dei 150 anni dell’Unità, 12,5 milioni stanziati dalla Regione dell’Umbria e 3,5 milioni dall’ENAC”. 

 

Il presidente della Sase ha fissato a 180.000 passeggeri in transito all’Aeroporto dell’Umbria l’obiettivo per il 2011 “una base importante da cui partire per cercare di raggiungere poi la soglia delle 450.000 presenze che rappresenta la potenzialità a regime del nostro scalo”. Mario Fagotti ha anche indicato in 300.000 presenze il limite in cui è possibile raggiungere il punto di pareggio della gestione “Un obiettivo impegnativo, ma che potrebbe essere raggiunto con l’aggiunta di 3/ 4 destinazioni importanti da aggiungere all’offerta che già oggi siamo in grado di proporre”.

 

Luca Ferrucci, prof. ordinario presso la Facoltà di Economia dell’Università di Perugia.


“L’Aeroporto dell’Umbria ha un futuro se si riesce ad inserirlo nel sistema aeroportuale nazionale, al cui interno, peraltro, ha tutti i titoli per collocarsi. Anche in termini di volume di traffico, che una volta a regime dovrebbe attestarsi su una quota pari allo 0,4% del totale nazionale valutato sui 120 milioni di presenze. Esiste una serie di aeroporti che non superano, o non vanno molto oltre, questa quota e che vantano una loro presenza: l’aeroporto del Trentino raggiunge lo 0,3% del movimento totale nazionale, quello del Friuli lo 0,6%, delle Marche lo 0,4%, l’Abruzzo lo 0,3%
“Volendo fare una valutazione di tipo economico dell’infrastruttura aeroporto – ha detto il prof. Ferrucci – occorre tener presente che comunque ci troviamo di fronte ad un servizio pubblico che genera ricadute positive di tipo economico e sociale. Che dunque giustificano anche un investimento in perdita”.

 

Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio di Perugia.

 

“L’Aeroporto è di fatto pronto e la Camera di Commercio che ne è il principale azionista, sta lavorando sul futuro dello scalo e non da questi giorni. Peraltro occorre mettere in evidenza un aspetto di primaria importanza: l’Aeroporto che stiamo per inaugurare non ha ancora ricevuto la Concessione definitiva da parte dell’Enac ed è costretto ad operare con una concessione annuale, che limita fortemente la propria attività.


Sul fronte operativo e gestionale massimo impegno stiamo rivolgendo al nodo centrale e condizionante dello sviluppo dell’aeroporto dell’Umbria: l’aumento delle destinazioni e delle tratte, con l’apertura verso paesi oggi non direttamente connessi con il nostro scalo. Penso alla Germania, mercato di riferimento per l’incoming umbro. In questo senso, ritengo fondamentale ricercare ambiti di collaborazione e sinergia con altri 4 aeroporti del centro italia, simili al nostro per caratteristiche e dimensioni: Pescara, Ancona, Forlì e Rimini. Abbiamo avviato contatti che, come minimo, hanno permesso di immaginare forme di collaborazione anche di natura squisitamente tecnica e logistica. Mi riferisco alla intermodalità tra aeroporti, alla attivazione di sistemi di trasporti integrati tra aereo, gomma e ferro. E’ necessario ragionare in termini di bacino, superando i confini regionali così da evitare dispersioni dannose in ogni caso. Basta pensare alla replica di destinazioni sui 5 aeroporti, da dove ogni settimana si vola per 25/26 volte su Londra, ma non c’è alcun volo per la Germania. E’ ovvio che facendo massa critica, aumentiamo il nostro potere di trattativa nei confronti delle compagnie aeree che poi determinano il successo o meno dello scalo.


Oltre alla presenza di RyanAir, il principale vettore Lowcost mondiale, è necessario far arrivare anche altre compagnie così da attivare nuove tratte. Non da oggi lavoriamo in questa direzione e non nascondo le difficoltà e anche gli insuccessi, come il tentativo di collegarci con l’est europeo attraverso un volo diretto per Bratislava, per di più città gemellata con Perugia.
Occorre che su questo aeroporto si continui ad investire e non solo in termini economici. Tutti dobbiamo crederci perché poi ala fine tutti beneficiano delle ricadute assicurate da uno scalo come il nostro. E’ accertato, infatti, che per ogni 100.000 passeggeri si realizza sul territorio un valore pari a circa 100 milioni di euro”.

 

Fulvio Cavalleri, vicepresidente vicario Assoaeroporti.


L’aeroporto dell’Umbria è una realtà che ha tutte le caratteristiche per avere successo e inserirsi in un sistema nazionale degli aeroporti che, al contrario di quanto sostiene qualcuno, non è affatto sovradimensionato, visto che la stessa Germania ha un numero di aeroporti identico al nostro e la Francia ne ha oltre 110. Per di più il movimento è in crescita e la tendenza appare positiva anche sul medio-lungo periodo. In questo, le compagnie low cost hanno svolto, e continueranno a svolgere, un ruolo fondamentale e dunque su questo fronte l’avvio di nuove collaborazioni con tali compagnie diventa vitale per l’aeroporto dell’Umbria. Del resto i numeri parlano chiaro: nel 2005 il movimento low cost assorbiva meno del 10% del totale, diventato quasi il 46% appena 4 anni dopo, nel 2009.
 


 

 



 

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