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07-05-2012

10^ Giornata dell'Economia

 

Alla Camera di Commercio di Perugia

 

L’Economia reale dal punto di osservazione delle Camere di Commercio

   

Il Presidente della Camera di Commercio di Perugia Giorgio Mencaroni ha presentato la Relazione sullo stato dell’Economia Provinciale.

Il Prof. Fabrizio Onida, docente di Economia Internazionale all’Università Bocconi di Milano, ha tracciato la mappa dei "Possibili sentieri di sviluppo per superare la crisi”.

Interventi del Dr. Mario Pera, Segretario Generale della Camera di Commercio di Perugia (“Gli indicatori chiave della Provincia di Perugia”), della Dr.sa Anna Cagnacci, Ufficio Studi della Camera di Commercio di Perugia (“Gli effetti della crisi sulle imprese locali”) e del Prof. Davide Castellani, docente della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Perugia che ha illustrato una ricerca sulla “Longevità delle Imprese provinciali”.

 

Le conclusioni di Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria. 

 

L’economia reale dal punto di vista di osservazione delle Camere di Commercio. A Perugia la 10 Giornata dell’Economia è stata aperta dalla Relazione sullo stato dell’Economia provinciale presentata dal presidente dell’ente camerale Giorgio Mencaroni.


“La nuova fase recessiva in cui è entrata l’Italia a cavallo tra il 2011 e il primo trimestre del 2012, condiziona pesantemente l’economia provinciale che un anno fa aveva tentato un pur fragile ripresa. Il Pil regionale scenderà nel 2012 dell’1,5% e nel 2013 si prevede un recupero che peraltro non supererà lo 0,9%. In provincia di Perugia, l’occupazione scenderà nell’anno in corso dell’1,2% con 1.550 posti di lavoro persi. Il Rapporto Exclesior prevede flussi in entrata per 6.110 unità – una cifra non irrilevante, anche se inferiore al 2011 – e che soprattutto non compensa le 7.660 unità in scita dai cicli produttivi”.


“Prevista una nuova contrazione della spesa per consumi delle famiglie, quantificata da Unioncamere per la regione Umbria in un – 2,3% nel 2012 e in un – 0,3% nel 2013”.
“In sintesi – ha detto il Presidente Mencaroni – sarà un 2012 difficile, senza che il 2013 si presenti come l’anno della piena ripresa”.
Di contro, resta incoraggiante la dinamicità della base imprenditoriale perugina, che alla fine del 2011 realizza una aumento, seppur modesto del numero di imprese. “Un dato che rispecchia la fiducia e la determinazione che ispirano l’attività dei nostri imprenditori” – ha commentato Mencaroni – “e che peraltro va in netta controtendenza rispetto alla flessione rilevata nelle altre regioni del Centro Italia. Un aspetto da non sottovalutare che denota una buona capacità di resistenza del tessuto produttivo, confermata anche da un tasso di sopravvivenza delle nostre imprese superiore ispetto a quello riscontrato in provincia di Terni e nelle regioni limitrofe”.


“Le nostre imprese vivono e restano sul mercato più a lungo – ha detto il presidente della Camera di Commercio – e specie le ditte individuali – come dimostra lo studio realizzato dal Prof. Castellani per questa Giornata dell’Economia – mostrano una probabilità di sopravvivenza sistematicamente superiore a quelle marchigiane, toscane e della provincia di Terni. Un altro segnale che deve essere considerato nel porre nella giusta prospettiva dinamiche congiunturali negative”.
Quali le priorità da seguire?


Un messaggio chiaro arriva direttamente dal sistema delle imprese, dalle Organizzazioni imprenditoriali umbre, che insieme, unite in un unico corpo, hanno di recente individuato un “Piano di lavoro comune” sulle aree ritenute strategiche:
 

  • credito;
  • edilizia ed infrastrutture;
  • internazionalizzazione;
  • turismo e valorizzazione delle risorse territoriali, culturali ed identitarie dell’Umbria;
  • welfare e sanità.

 

“Una coesione che voglio sottolineare, perché solo partendo da questo spirito possono essere ricercati e adottati gli interventi che oggi risultano vitali per il sistema locale delle imprese.

A cominciare dal Credito “un mantra che sale insistente - ha affermato Mencaroni - da chi ogni mattina si rimette al lavoro”.


Bisogna lavorare con la massima integrazione, fra pubblico e privato, per un efficace sistema di garanzia, che può essere rappresentato dal sistema dei Confidi, perché l’attuale stretta del credito verso le imprese (e le famiglie) è uno dei principali fattori di freno per la ripresa, aggravato anche dai ritardi nei pagamenti da parte delle Pubbliche amministrazioni.
Accanto a questo, esiste sicuramente la necessità di una robusta ricapitalizzazione delle imprese, anche per evitare una eccessiva dipendenza dal credito bancario.
Ma c’è un altro macigno che minaccia moltissime imprese, soprattutto quelle più piccole. Ed sono i crediti verso altre imprese; infatti se è vero che l’ammontare dei crediti verso la p.a. è consistente, è anche vero che solo il 6% delle piccole e medie imprese manifatturiere ha nella p.a. il principale debitore. Il resto denuncia forti sofferenze verso altre imprese della filiera, spesso estere.


Colpisce una recente indagine di Confcommercio che traccia il profilo della impresa in debito di ossigeno: chi si trova in questa condizione può rischiare il fallimento anche se ha buone prospettive economiche. Si tratta soprattutto di piccole e micro imprese che da sole non riescono a farsi ascoltare dal sistema creditizio, anche se poi dimostrano di essere affidabili. Secondo l’indagine Confcommercio nel rapporto tra banca e impresa in Umbria, i grandi clienti detengono il 76% delle sofferenze bancarie, ma ottengono la quasi totalità dei prestiti. Ai piccoli continuano ad arrivare risorse molto limitate. A livello nazionale – si legge nel recente documento sul credito elaborato anche questo unitariamente da tutte le associazioni imprenditoriali e di categoria umbre - l’aumento globale delle erogazioni del credito par a un + 3%, non è stato nemmeno pari all’inflazione (+ 3.3%). Se poi rapportassimo questi dati, alla dimensione delle aziende, la crescita delle erogazioni si limiterebbe addirittura ad un solo +0.4% nei confronti delle piccole imprese che, in Umbria rappresentano però il 98% del totale ed un +3% nei confronti delle medio grandi che, sempre a livello regionale, rappresentano soltanto il 2% del totale delle imprese. Una considerazione che toglie ogni dubbio su quale sia il grado di impatto del credit crunch nei confronti dell’economia del tessuto produttivo umbro.


I “Possibili sentieri di sviluppo per superare la crisi”.sono stati tracciati dal Prof. Fabrizio Onida, docente di Economia Internazionale all’Università Bocconi di Milano, che ha riassunto in una sorta di decalogo il percorso da intraprendere:
 

  •  Più terziario nel manifatturiero
  • Scommettere su ricerca, innovazione
  • Diversificazione dei prodotti e dei mercati
  • Crescita dimensionale, interna e per aggregazione
  • Investire in formazione e motivazione del proprio “capitale umano”
  • Più capitale proprio, meno debito bancario
  • Impresa familiare che sa diventare familiare-manageriale

“In una regione come l’Umbria, fatta di piccolo e e micro imprese - ha notato il Prof. Onida – occorre dire che proprio questa tipologia di impresa, pur avendo patito in maniera più accentuata gli effetti della crisi del biennio 2008-2009, successivamente ha saputo approfittare al meglio della ripresa del commercio mondiale e, alla fine del 2010, hanno recuperato per prime, ad esempio, i livelli di export pre-crisi”. Ma la piccola dimensione ha anche degli svantaggi a cominciare da un minor livello e tasso di crescita della produttività del lavoro, ai minori investimenti fissi per addetto, minor retribuzione per addetto e conseguente minor attrazione di forza lavoro qualificata.

 

E ancora, nelle piccole imprese si investe meno in ICT, si ha minore propensione ad adottare tecnologie gestionali basate su codifiche e standard informativi, si fa meno ricerca e sviluppo, si ricercano meno innovazioni di prodotto e organizzative-gestionali e si ha minore capacità di intraprendere forme di internazionalizzazione più attiva della pura esportazione”.
Secondo il Prof. Onida una buona politica per le micro, piccole e medie imprese dovrebbe incentivarle ad essere meno sottocapitalizzate, in termini di capitale proprio e non della famiglia e a dipendere meno dal debito bancario a breve, non adatto per accompagnare l’orizzonte di redditività e rischio degli investimenti per la crescita. E’ altresì importante superare la diffidenza verso l’apertura ad investitori esterni (fondi e capitali di altre imprese) e ad introdurre sistemo sempre più trasparenti di gestione, magari oreintandosi meno alla conservazione delle competenze accumulate nella storia familiare e più alla conquista di nuove competenze nei settori a maggiore dinamismo tecnologico”.


Molto interesse ha suscitato lo studio del Prof. Davide Castellani, docente della Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Perugia che ha analizzato il tasso di sopravvivenza delle imprese della provincia di Perugia riferito ad un ambito territoriale comprendente le regioni Umbria, Marche e Toscana.


“L'immagine che deriva da questa analisi – ha detto il Prof. Castellani - è quella di un sistema imprenditoriale caratterizzato da una notevole longevità. Le imprese perugine (specie le ditte individuali) mostrano una probabilità di sopravvivenza sistematicamente superiore a quelle marchigiane, toscane e ternane. Anche durante la crisi che sta attraversando l'economia italiana e mondiale a partire dagli ultimi mesi del 2008, le imprese perugine hanno mostrato una notevole resilienza e longevità”.


Il Dr. Mario Pera, Segretario Generale della Camera di Commercio di Perugia ha illustrato gli “Gli indicatori chiave della Provincia di Perugia” e la Dr.ssa Anna Cagnacci, Ufficio Studi della Camera di Commercio di Perugia, ha tenuto una approfondita relazione sugli “Effetti della crisi sulle imprese locali” (per completezza alleghiamo entrambe le relazioni).


La presidente della Regione Catiuscia Marini, concludendo i lavori della 10 Giornata dell’Economia della Camera di Commercio di Perugia, ha sottolineato come accanto ai provvedimenti adottati sul fronte del rigore e del contenimento dei costi “non troviamo ancora alcun passo reale rivolto al rilancio dell’economia”.
“Tagli e tasse – ha detto la presidente Marini - seppur necessari, creano nel medio periodo spinte recessive ed è significativo il dato emerso dal Rapporto della Camera di Commercio sull’impatto della crisi sull’economia locale che evidenzia come gli imprenditori individuano nella pressione fiscale troppo elevata il primo ostacolo verso l’uscita dalla crisi, al contrario della rigidità del mercato del lavoro collocata all’ultimo posto”.


Sull’IMU la presidente Marini è stata estremamente chiara: “Così come è stata pensata – ha detto - appare insostenibile, per le famiglie, ma anche per le imprese e le attività economiche in genere. L’IMU non può essere una patrimoniale mascherata, le cui risorse peraltro non vanno a beneficio della disponibilità locale. Sarebbe stato meglio allora concepire una patrimoniale basata su criteri di equità e sostenibilità”.

 

I materiali e gli studi presentati in occasione della Giornata dell'economia sono scaricabili dalla barra destra di questa pagina web



 

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