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26-11-2009

Una etichetta-passaporto per identificare le produzioni del Tessile, Abbigliamento, Moda

 

Il sistema di tracciabilità volontaria di ITF – Italian Texile Fashion è stato discusso in occasione del convegno
“Filiera del Tessile: Tracciabilità e Trasparenza” tenuto a Foligno per iniziativa della Camera di Commercio di Perugia.
 
Le Imprese del Tessile Umbro - circa 1700 operanti in un settore strategico dell’economia regionale – fotografate in una indagine della Camera di Commercio di Perugia.
Ing. Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio di Perugia:
”Il sistema di tracciabilità di ITF permette di coniugare l’etica di impresa, che ispira una corretta informazione rivolta ai consumatori, con l’efficacia competitiva generata dalla riconoscibilità dei nostri prodotti”.
 
La Camera di Commercio di Perugia e ITF – Italian Texile Fashion - organo di coordinamento delle Camere di Commercio italiane per la valorizzazione e la tutela dell’intera filiera Tessile – Moda, hanno tenuto a Foligno il convegno “Filiera del Tessile: Tracciabilità e Trasparenza”, un tema che ripropone e rilancia lo schema di certificazione ITF che identifica l’origine e i luoghi in cui si realizza la lavorazione dei prodotti del Settore Tessile / Moda. Il convegno è stato preceduto dalla presentazione di una indagine realizzata dalla Camera di Commercio di Perugia che ha fotografato il profilo delle “Imprese del Tessile in Umbria”.
Fiducia, Trasparenza, Tracciabilità, Origine, Acquisto consapevole, Competitività. Sono questi i segni particolari che emergono dalla etichetta apposta su un capo prodotto da una azienda italiana che ha aderito al sistema di tracciabilità di ITF – Italian Texile Fashion. “Un autentico passaporto del prodotto – ha detto Alessandra Vittoria, direttore di ITF – che fa chiarezza sull’origine delle diverse fasi di lavorazione, tracciandone il viaggio lungo l’intera filiera del sistema moda”. Una certificazione, quella di ITF, cui le imprese aderiscono volontariamente e che ha già portato alla etichettatura di centinaia di migliaia di capi.
“Tramite un sistema semplice, modulare e flessibile quale quello proposto da Italian Textile Fashion – ha notato il presidente della Camera di Commercio di Perugia Ing. Mencaroni – è possibile coniugare l’etica di impresa, in cui rientra la corretta informazione nei confronti del consumatore, con l’efficacia della comunicazione attraverso la riconoscibilità dei nostri prodotti”.
Ancora il presidente Mencaroni: “Nel passaporto con cui idealmente ITF definisce il proprio sistema di certificazione, il percorso è definito in maniera estremamente chiara e convincente: tracciare l’identità del prodotto, fino a risalire alla sua origine, vuol dire accrescere il valore della trasparenza e generare così un circolo virtuoso in cui i consumatori ed i produttori diventano i protagonisti di un sistema critico e consapevole. Il consumatore acquista la certezza che il capo ha viaggiato con documenti regolari e non da clandestino. Da parte sua il produttore realizza un vantaggio competitivo puntando sulla qualità e sull’etica”. Un concetto richiamato con forza dal presidente Mencaroni “soprattutto se guardiamo alle difficoltà che incontrano in questo momento le imprese del tessile abbigliamento umbro”.
Un sistema che in regione conta complessivamente circa 1700 imprese concentrate per lo più in provincia di Perugia e, prevalentemente, nei territori di Perugia, Assisi – Bastia Umbra, Corciano – Magione, Foligno – Spoleto e Città di Castello – Umbertide.
“Osservando l’andamento della dinamica imprenditoriale del settore – ha evidenziato il presidente della camera di Commercio – rileviamo nell’ultimo triennio un ridimensionamento di 140 unità imprenditoriali, corrispondente ad un calo del 7%, un valore questo che risulta doppio rispetto alla media italiana”. “Uno stato di disagio che tuttavia non intacca il ruolo strategico che il comparto della Moda riveste all’interno del sistema economico regionale, visto che ad esso va attribuito il 20% delle imprese e degli addetti del settore manifatturiero nel suo complesso. È interessante poi notare come a partire dagli anni ’80 siano progressivamente cresciute le aperture di nuove attività nel tessile”.
“Il sistema camerale – ha concluso Mencaroni – ha sempre guardato con attenzione all’evoluzione del settore ed oggi poi, ci sentiamo accompagnati anche dall’attenzione dimostrata dall’Assessorato Regionale allo Sviluppo Economico, che ha destinato un finanziamento di 1 milione e 800 mila euro per sostenere reti di impresa finalizzati al miglioramento della competitività ed all’offerta sui mercati di capacità di subfornitura e prodotti propri su elevati standard qualitativi e di servizio. L’auspicio è che Camera di Commercio, Regione, Associazioni di categoria ed imprese sappiano collaborare insieme, anche a partire da un progetto flessibile come questo di ITF, per rilanciare sui mercati nazionale ed internazionali la qualità delle nostre produzioni e del nostro lavoro”.
“ITF, con la sua certificazione – ha ricordato il direttore Alessandra Vittoria – può svolgere un ruolo importante per il rilancio del settore, malgrado l’anno particolarmente critico per l’economia e nonostante la confusione generata a livello legislativo da varie iniziative sul Made in Italy”.
“Unioncamere crede fortemente nel progetto di Tracciabilità, - ha detto ancora il direttore di ITF – e per la sua promozione sta investendo consistenti risorse, finalizzate anche ad un possibile allargamento del sistema di tracciabilità ad altri settori produttivi”. “E a riprova della validità strategica del progetto – ha annunciato Alessandra Vittoria - Unioncamere e Ministero dello Sviluppo Economico stanno studiando un sistema di contributi da destinare alle imprese che investono in tracciabilità”.
Molto vivace il dibattito che ha coinvolto imprenditori e rappresentanti delle Associazioni di Categoria e delle Associazioni dei Consumatori di cui in calce riportiamo alcuni passaggi.
 
Il Convegno era stato preceduto da una Tavola Rotonda nel corso della quale la Camera di Commercio ha presentato i risultati dell’indagine condotta sulle “Imprese del Tessile in Umbria”.
Il Segretario Generale della Camera di Commercio Dott. Andrea Sammarco ha illustrato al Convegno i dati più significativi emersi dall’indagine. “Il comparto del tessile è tradizionalmente articolato in diversi settori – ha notato il Dott. Sammarco. In Umbria le tipologie di produzione prevalenti sono risultate essere quelle della Maglieria - il 41% del totale delle imprese - delle Confezioni con un peso del 48%, dei Tessuti, 2,5%. L’8,5% delle imprese produce intimo, ricami, biancheria per la casa, stireria, tessuti particolari. Le aziende che operano in conto proprio sono in prevalenza delle Confezioni, mentre la Maglieria opera prioritariamente in tipologia mista”.
Delle 201 aziende del campione, il 29,4% ha un punto vendita o spaccio aziendale, producono prevalentemente in conto proprio o con tipologia mista (76%). I punti vendita o spacci aziendali sono riconducibili ad aziende di maggiori dimensioni e per l’86% dei casi sono ubicati presso lo stabilimento produttivo. Un ulteriore 25% di aziende rispondenti ha almeno un punto vendita in Italia ed un ulteriore 5% ha almeno un punto vendita all’estero. I punti vendita all’estero sono attribuibili ad aziende che operano esclusivamente in conto proprio e di medio/grandi dimensioni. Le aziende da noi intervistate, per quanto riguarda la dimensione aziendale, sono così distribuite: l’8% fino a 5 addetti, pari a 16 aziende; circa il 70%, tra i 6 ed i 20 addetti; il 18% tra 21 e 50 addetti; il 4,5% con oltre 50 addetti.
Per quanto riguarda invece le fasce di fatturato, questa è la distribuzione: il 29,1% fino a 250 mila euro; il 47,5% da 250 mila ad 1 milione di euro; il 17,3% da 1 a 5 milioni; il 3,4% da 5 a 10 milioni; infine il 2,8% oltre 10 milioni di fatturato. Ovviamente vi è una strettissima relazione tra la dimensione aziendale, ovvero il numero di addetti, e la fascia di fatturato. Al crescere degli addetti cresce il fatturato.
“La nostra indagine - ha sottolineato il dott. Andrea Sammarco – ci ha permesso di definire con precisione la filiera produttiva e le fasi di lavorazione seguite dalle nostre imprese che sono il Filato, il Tessuto, il Nobilitato e il Confezionato".
Il Filato viene svolto prevalentemente in Italia (88% delle risposte) e nel 6,3% del campione intervistato viene prodotto in azienda. Il 12% delle aziende ignora dove viene prodotto il filato e queste sono in prevalenza del comparto delle confezioni.
Tessuto: anche questa fase produttiva viene svolta prioritariamente in Italia, sono il 14,2% le risposte riconducibili all’estero.
Nobilitato: Sale ancora la quota di aziende che svolge questa fase lavorativa internamente passando al 41,4%. Diminuisce sensibilmente la quota di aziende che dichiara che questa fase viene svolta all’estero ( 6%).
Confezionato: E’ indubbiamente la fase lavorativa che viene prevalentemente svolta in azienda con circa il 91% delle aziende del campione. A queste si aggiunge un ulteriore 19% di aziende che dichiara che il Confezionato viene realizzato in altre aziende italiane mentre è solo il 2% la quota di aziende che dichiara che aver trasferito all’estero questa produzione. In conclusione, considerando tutte le risposte fornite, si ricava che il 36,45% delle lavorazioni inerenti il tessile e l’abbigliamento vengono svolte nelle aziende intervistate e il 55,16% comunque in aziende italiane. Il restante 8,4% delle lavorazioni viene realizzata all’estero.
Ma quali sono i fattori che inducono ad affidare le lavorazioni all’esterno dell’azienda? Il fattore più importante sembra essere “l’elevata specializzazione tipica dei sub-fornitori” reputato fondamentale dal 79% dei rispondenti, anche se è preferito da chi lavora in conto terzi piuttosto che da chi opera in conto proprio. La seconda motivazione, in ordine di importanza, prende in considerazione l’aspetto dei costi. Si posizionano con la stessa percentuale cumulata (“Fondamentale” + “Molto Importante”), pari al 42,2%, i due fattori centrali legati appunto all’aspetto dei costi, ovvero: “il minor costo di esecuzione delle fasi all’esterno” e “la possibilità di comprimere forzosamente i costi”.
Sull’argomento della tracciabilità del prodotto, la stragrande maggioranza delle aziende intervistate (86%) lo ritiene utile soprattutto per il mercato italiano. Ma come potrebbero accogliere il marchio di tracciabilità i consumatori? Secondo le aziende intervistate oltre il 75% lo accoglierebbero con entusiasmo, un 8% con indifferenza, un 2% con scetticismo, la restante parte non ha un parere in proposito.
Al Convegno hanno partecipato rappresentanti dell’associazionismo imprenditoriale e delle Associazione dei Consumatori. Le sintesi degli interventi.
 
Giuseppe Capaccioni
Consigliere Confcommercio provincia di Perugia
IL CONCETTO DI FILIERA È OGGI UNA DELLE PAROLE PIÙ USATE PER INDICARE UNA MODALITÀ CHE LE IMPRESE HANNO INDIVIDUATO COME STRADA PER RIPRENDERE IL PROPRIO SVILUPPO.
SINERGIA, FARE SQUADRA, SONO SINONIMI DEL CONCETTO DI FILIERA CHE DA INTUIZIONE DI ALCUNI IMPRENDITORI STA DIVENTANDO, IN QUESTO PERIODO DI CRISI, UNA NECESSITÀ PER MOLTI.
IN QUESTO FILONE SI INSERISCE LA RICERCA DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA SUL PROGETTO DI TRACCIABILITÀ VOLONTARIA PER LA FILIERA ITF ITALIAN TEXTILE FASHION. NELLA RICERCA SI RILEVA CHE, ALLA DOMANDA DI QUALI AZIONI METTERE IN ATTO PER MIGLIORARE LA COMPETITIVITÀ DELLA FILIERA, IL 54,9% DELLE AZIENDE INTERVISTATE HA INDICATO COME RISPOSTA “COLLABORARE CON IL COMPARTO DEL COMMERCIO PER UNA FILIERA CHE COMPRIMA I COSTI DEL CONSUMATORE”.
LA FILIERA LUNGA, SUL PRODOTTO “ITALIANO”, CHE GIUNGE FINO AL CONSUMATORE È UNA PROSPETTIVA INTERESSANTE, ANCHE PER IL COMPARTO DELLA DISTRIBUZIONE, A PATTO CHE TUTTI I PASSAGGI SIANO CONOSCIUTI E CERTIFICATI.
OGGI IL TARGET DI PUBBLICO MEDIO/ALTO È ALLA RICERCA DI PRODOTTI IL CUI ASPETTO E IL CUI CONTENUTO POSSA IDENTIFICARSI COME UN VALORE AGGIUNTO DI QUALITÀ. DI QUESTA QUALITÀ SONO PARTE INTEGRANTE LO STILE, IL MATERIALE, IL MARCHIO E SEMPRE DI PIÙ LA PROVENIENZA. LA PROVENIENZA, NEL NOSTRO CASO IL FATTO IN ITALIA, HA UN CONTENUTO OLTRE CHE DI STILE, ANCHE DI QUALITÀ CHE OLTRE A COPRIRE LA CATEGORIA DEL PRODOTTO IN SE STESSO ARRIVA AD ALLARGARSI FINO A CATEGORIE “IMMATERIALI” QUALI LA SALUTE, L’ETICITÀ DELLA PRODUZIONE ECC.
QUESTE OSSERVAZIONI NON SONO DA TRASCURARE PER POTER INTERCETTARE L’ATTENZIONE DEL CONSUMATORE E PER ATTIVARE UN ALTRO TIPO EFFETTO DELLA FILIERA CHE È QUELLO DEL CONTENIMENTO DEI COSTI FINALI COSÌ DA RENDERE ULTERIORMENTE APPETIBILI I PRODOTTI AL CONSUMATORE. UNA COLLABORAZIONE SINERGICA TRA CHI PRODUCE E CHI DISTRIBUISCE POTREBBE, TRA LE ALTRE COSE, ARRIVARE A LIMITARE GLI EFFETTI NEGATIVI GENERATI SULLA REDDITIVITÀ DELLE AZIENDE (CHE QUINDI SI RIPERCUOTONO SUI PREZZI) DEGLI ECCESSI DI PRODUZIONE DA UN LATO E DELLE GIACENZE DI MAGAZZINO DALL’ALTRO.

Gianluca Mirabassi
Presidente sindacato tessile e abbigliamento Confindustria Perugia
 
IL COMPARTO MODA RAPPRESENTA SENZA DUBBIO UNA ECCELLENZA ITALIANA, UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTO COME TALE A LIVELLO INTERNAZIONALE. IL PATRIMONIO DI CONOSCENZE E COMPETENZE SU CUI GIUSTAMENTE SI BASA QUESTA REPUTAZIONE, FORTEMENTE MINATO DALLE CRESCENTI INCERTEZZE DERIVANTI DAI MERCATI E ANCOR PIÙ DAL GAP NEI COSTI DI PRODUZIONE RISPETTO A MOLTI PAESI ESTERI, NECESSITA DI UNA ENERGICA AZIONE DI TUTELA.
 
A PROPORRE UN NUOVO APPROCCIO ALLA DIFFICILE QUESTIONE È IL PROGETTO DI ETICHETTATURA VOLONTARIA DI UNIONCAMERE ITF (ITALIAN TEXTILE FASHION), SOSTENUTO DA 20 CAMERE DI COMMERCIO SUL TERRITORIO NAZIONALE, TRA CUI ANCHE QUELLA DI PERUGIA.
CONFINDUSTRIA PERUGIA, A SUA VOLTA, HA SOSTENUTO QUESTO PROGETTO, CONCORRENDO ATTIVAMENTE ALLA REALIZZAZIONE DELLA PRIMA FASE PILOTA NEL NOVEMBRE 2006.
 
LA QUALITÀ ITALIANA, CARATTERISTICA DI TUTTE LE AZIENDE DEL TERRITORIO UMBRO, VIENE AMPIAMENTE COMPROVATA ANCHE DALL’INTERESSANTISSIMO ED APPROFONDITO “REPORT DI RICERCA SULLA TRACCIABILITÀ E TRASPARENZA DELLA FILIERA DEL TESSILE” APPENA CONDOTTA DALLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA.
TALE RICERCA EVIDENZIA CHE LA PRODUZIONE LOCALE – ANALOGAMENTE A QUELLA NAZIONALE – RISULTA ORGANIZZATA PREVALENTEMENTE IN IMPRESE DI DIMENSIONE PICCOLA E MEDIA, ALTAMENTE SPECIALIZZATE E OPERANTI SPESSO IN NICCHIE DI MERCATO.
 
MA A DIFFERENZA DI MOLTI ALTRI DISTRETTI PIÙ NOTI, L’INDAGINE DELLA CCIAA DI PERUGIA EVIDENZIA CHIARAMENTE CHE LE AZIENDE DEL SETTORE IN UMBRIA SVOLGONO PRESSOCHÉ TUTTA LA LORO ATTIVITÀ IN PROPRIO O PRESSO ALTRE AZIENDE SUL TERRITORIO NAZIONALE E CHE – ED ECCO LA LEVA COMPETITIVA – TALE “ITALIANITÀ”, SE E QUANDO NOTA, VIENE PARTICOLARMENTE APPREZZATA SIA DAI COMMITTENTI CHE DAI CONSUMATORI.
TROPPO SPESSO, INFATTI, CAPI PRODOTTI ALL’ESTERO VENGONO SPACCIATI PER ITALIANI E LA CONTRAFFAZIONE È DIVENUTA ARGOMENTO DI SENSIBILITÀ NON SOLO INDUSTRIALE BENSÌ SOCIALE.
IN RISPOSTA ALLE ATTESE DEI PROPRI CONSUMATORI, MOLTE GRANDI GRIFFE INTERNAZIONALI SONO TORNATE A PRODURRE IN ITALIA, DOVE UN COSTO DI PRODUZIONE FORSE PIÙ ALTO VIENE AMPIAMENTE COMPENSATO DA UNA OFFERTA BASATA SU QUALITÀ DI PRODUZIONE E REPUTAZIONE SENZA PARI.
IN ATTESA DI UNA PIÙ CHIARA DEFINIZIONE DELLE NORME SUL MADE IN ITALY, IL PROGETTO DI TRACCIABILITÀ VOLONTARIO PROPOSTO DA ITF SI PONE QUALE GARANZIA COMPLEMENTARE, CON UN SISTEMA DI CERTIFICAZIONE SEMPLICE, AGEVOLE, ECONOMICO DA SOSTENERE ANCHE ATTRAVERSO UN APPOSITO FONDO CONDIVISO DALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA E COSTITUITO DALLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA.
 
Gianfranco Urbani,
Presidente della FISMO-CONFESERCENTI (Federazione Italiana Settore Moda)
 
ABBIAMO APPREZZATO I CONTENUTI DEL REPORT DI RICERCA SULLA FILIERA DEL TESSILE (TRACCIABILITÀ E TRASPARENZA) MA A NOSTRO AVVISO DOVEVANO ESSERE MEGLIO FOCALIZZATE LE PROBLEMATICHE RELATIVE ALL’ETICHETTATURA E ALLA COMPOSIZIONE DEI PRODOTTI, AL PIANO DEI CONTROLLI SULLA CORRETTA ETICHETTATURA CHE SARÀ OPERATIVA DAL 1° GENNAIO 2010, MA SOPRATTUTTO SULLA NUOVA NORMATIVA (D.L. N. 135/2009) RELATIVA AL MADE IN ITALY. LACUNE QUESTE CHE SAREMMO LIETI DI CONTRIBUIRE A COLMARE MAGARI AL LA LUCE DEI RISULTATI DEL CONVEGNO DI OGGI.

Alessandro Petruzzi
Presidente Regionale di Federconsumatori Umbria
 
LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI ESPRIMONO APPREZZAMENTO PER IL PROGETTO ITF “TRACCIABILITÀ VOLONTARIA NEL COMPARTO MODA”.
IL FENOMENO DELLA CONTRAFFAZIONE RIGUARDA L’INSIEME DEI PRODOTTI MADE IN ITALY (ABBIGLIAMENTO CALZATURE OCCHIALI).
E’ UN SETTORE MOLTO VASTO CHE È INSIEME LA STORIA DELLA NOSTRA CULTURA E UN CARATTERE DISTINTIVO DELL’ITALIA.
IL RILANCIO DEL MADE IN ITALY È UNA NECESSITÀ.
LA LEZIONE CHE VIENE DALLA GRANDE CRISI ATTUALE CI DICE CHE QUESTA NASCE DALLA MANCANZA DI REGOLE E CHE È STATA ALIMENTATA DALL’ASSENZA DI INFORMAZIONE, TRASPARENZA E ANCHE DAL COMPORTAMENTO DI MILIONI DI CONSUMATORI.
LA DIFFUSIONE DEI PRODOTTI CONTRAFFATTI HANNO COME CARATTERE DISTINTIVO IL BASSO COSTO DEL LAVORO, NON HANNO UN CARATTERE SPONTANEO MA, AL CONTRARIO, È SOSTENUTA DA GRANDI CATENE FINANZIARIE.
ECCO PERCHÉ ACCANTO ALLE AZIONI GENERALI DI SOSTEGNO ALLE PRODUZIONI DEL MADE IN ITALY BISOGNA IMMAGINARE FORME DI AIUTO ED INCENTIVO ALLE IMPRESE CHE CERTIFICANO IL RISPETTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI E LA MANCANZA DELLO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO MINORILE.
PER RIASSUMERE LA LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE PASSA, ANCHE, ATTRAVERSO:
· IL RISPETTO DELLE CLAUSOLE SOCIALI;
· LA RECIPROCITÀ DEGLI SCAMBI;
· LA COOPERAZIONE CON I PAESI EMERGENTI ALLO SCOPO DI PROMUOVERE UN SISTEMA DI TRACCIABILITÀ DEL PRODOTTO ATTRAVERSO TUTTA LA FILIERA CHE HA CONTRIBUTO A REALIZZARE QUEL PRODOTTO. SENZA UN COINVOLGIMENTO DEI PAESI EMERGENTI SARÀ MOLTO DIFFICILE OTTENERE UN SISTEMA DI TRACCIABILITÀ CHE DIA GARANZIE AL CONSUMATORE.

Tiziano Ciampetti
Presidente Federmoda Umbria e membro della Presidenza Nazionale di CNA Federmoda
 
LA TRACCIABILITA' VOLONTARIA A MARCHIO ITF SECONDO NOI E' FONDAMENTALE SIA PER L'IMPRESA CON MARCHIO PROPRIO CHE PER IL SUBFORNITORE.
PER LA PRIMA, NATURALMENTE, PERCHE' RAPPRESENTA UN ATOUT VALORIZZARE SEMPRE PIU' IL PROPRIO PRODOTTO, SEGUENDO UN PERCORSO DI TRASPARENZA E VERIDICITA' SULLA SUA PROVENIENZA E COMPOSIZIONE NEI CONFRONTI DEL CONSUMATORE FINALE, ACQUISENDO UN MAGGIOR PRESTIGIO E CREDIBILITA' SUL MERCATO, SECONDO UNA LOGICA IMPERNIATA SULLA RESPONSABILITA' SOCIALE ED ETICA DELL'IMPRESA.
PER IL SECONDO, PERCHE' HA LA POSSIBILITA' DI DIFFERENZIARSI "VERSO L'ECCELLENZA" NEI CONFRONTI DEL COMMITTENTE, CERTIFICANDO LA PRODUZIONE E QUALIFICANDO MAGGIORMENTE LO STANDING AZIENDALE.
INSOMMA LA TRACCIABILITA' ITF E' PER NOI UNA SORTA DI "BOLLINO BLU" OVVERO UN MARCHIO "DOC" DELLA MODA, UNA VIA MAESTRA DA SEGUIRE PER LE IMPRESE DEL SETTORE.
IL REPORT DELLA CCIAA E' SICURAMENTE UN LAVORO IMPORTANTE CHE CONFERMA LE NOSTRE CONVINZIONI E LE NOSTRE BATTAGLIE AL FINE DI TUTELARE IL "VERO MADE IN ITALY".
ITF E' PERTANTO UN PASSPARTOUT O CAVALLO DI TROIA PER ARRIVARE AL 100% MADE IN ITALY, SOSTENDENDO DAVVERO LE IMPRESE CHE SVOLGONO L'INTERO CICLO DI PRODUZIONE IN ITALIA.
QUALI SOSTEGNI? DALLA STESSA RICERCA EMERGONO DELLE RISPOSTE CHE NOI AVVALORIAMO PERCHE' CE LO CONFERMA QUOTIDIANAMENTE LA NOSTRA BASE ASSOCIATIVA.
I SUPPORTI DEVONO ESSERE INNANZI TUTTO LEGISLATIVI PER IDENTIFICARE UAN VOLTA PER TUTTE COSA SI INTENDE PER VERO MADE IN ITALY, SANZIONANDO COLORO CHE SI FREGIANO DI QUESTO PUR SVOLGENDO L'80% DEL PROCESSO PRODUTTIVO ALL'ESTERO.
IN SECONDO LUOGO, ALLA FILIERA CHE TRACCIA LA PRODUZIONE 100% MADE IN ITALY, VANNO FORNITE DELLE AGEVOLAZIONI SIA DI CARATTERE CONTRIBUTIVO CHE FISCALE. IN TERZO LUOGO, OCCORRE UN SOSTEGNO FINANZIARIO, AGEVOLANDO L'ACCESSO AL CREDITO, VISTO CHE QUESTO COMPARTO E' PARTICOLARMENTE PENALIZZATO, CONGELANDO E RIVEDENDO GLI STESSI CRITERI DI BASILEA II CHE HANNO FATTO DANNI ENORMI, VISTO GLI EFFETTI PRO-CICLICI CHE HA PRODOTTO NEL MERCATO.
INFINE VA RICREATO UN RAPPORTO CON LA SCUOLA PER FAVORIRE IL RICAMBIO GENERAZIONALE, IN QUANTO LA MANODOPERA SPECIALIZZATA CHE CERCANO LE IMPRESE INTERVISTATE NON SI INVENTA OGGI PER IL DOMANI, MA PUO' ESSERE IL FRUTTO DI UN LUNGO E PAZIENTE LAVORO DI RICOSTRUZIONE DAL BASSO PER IL BENE DEL SETTORE TUTTO.
 
Alessia Araminelli,
Presidente della Categoria Uniontessile di Confapi Perugia
 
IL PROGETTO PROMOSSO DA ITF PER LA TRACCIABILITÀ VOLONTARIA NEL COMPARTO MODA HA SUSCITATO FIN DALL'INIZIO IL NOSTRO INTERESSE E IL NOSTRO APPREZZAMENTO. GLI OBIETTIVI CHE ITF SI È POSTO E CHE LA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA E CONFAPI HANNO PRONTAMENTE RACCOLTO INSIEME ALLE ALTRE ASSOCIAZIONI, RAPPRESENTANO CHIAVI DI VOLTA FONDAMENTALI PER SALVAGUARDARE E ACCRESCERE LA COMPETITIVITÀ DEL NOSTRO COMPARTO. CERTIFICARE IN MODO TRASPARENTE ED EFFICACE L'ORIGINE DELLE PRODUZIONI SERVE INFATTI NON SOLO AD ATTESTARNE E RENDERNE PIÙ FACILMENTE RICONOSCIBILE LA QUALITÀ MA, CI AUGURIAMO, SIA ANCHE DI STIMOLO PER GOVERNI E ISTITUZIONI A METTERE IN CAMPO AZIONI DI TUTELA E SOSTEGNO PER QUELLE AZIENDE CHE LAVORANO CON PERSONALE, MATERIE PRIME E SEMILAVORATI ITALIANI. ALTRO IMPORTANTE OBIETTIVO DEL PROGETTO È QUELLO DI CREARE FILIERE INTEGRATE TRA COMMITTENTE, FORNITORE E SUBFORNITORE CONSENTENDO COSÌ ANCHE ALLE PICCOLE IMPRESE DI RAGGIUNGERE QUELLA NECESSARIA MASSA CRITICA IN GRADO DI AGEVOLARE GLI INVESTIMENTI IN INNOVAZIONE E SPIANANDO LA STRADA AD UNA COLLABORAZIONE ANCORA PIÙ STRETTA CON CHI COMERCIALIZZA IL PRODOTTO FINALE.
 
Massimo Nocetti,
Presidente Regionale Federazione Moda di Confartigianato
 
E’ FONDAMENTALE PER LE PRODUZIONI NAZIONALI E PER LE IMPRESE DEL TERRITORIO L'ADOZIONE DELLA NORMATIVA SUL MADE IN ITALY. E’ NOSTRO AUSPICIO QUINDI CHE I CONSUMATORI PRENDANO COSCIENZA DELLA REALE FILIERA DI PRODUZIONE DEI CAPI DI ABBIGLIAMENTO, PUNTANDO QUINDI NON SOLO SULLE GRANDI FIRME, MA ANCHE E SOPRATTUTTO SUL PRODOTTO NAZIONALE, DA SEMPRE GARANZIA DI QUALITÀ E TRASPARENZA, UNA TRASPARENZA OGGI CERTIFICATA DAL SISTEMA DI TRACCIABILITÀ ITF.
 

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