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05-09-2012

Forum Obiettivo Impresa: Percorsi per l'Internazionalizzazione del sistema Umbria

 

 

Forum Obiettivo Impresa, rivista della Camera di Commercio di Perugia. Hanno partecipato: Gaetano Fausto Esposito, Direttore Assocamerestero, Luca Ferrucci, docente Università degli Studi di Perugia, Giorgio Mencaroni, Presidente Camera Commercio Perugia, Roberto Nardi, Assocamerestero, Alessandro Pettinato, Vice Segretario Gen. Unioncamere, Luigi Rossetti, Dirigente Regione Umbria, componente del CdA del Centro Estero Umbria. Moderatore il gironalista Federico Fioravanti.

 

L’Export umbro conferma nei primi tre mesi del 2012 l’andamento positivo registrato nel 2011: + 5,8%, al di sopra della media nazionale dello stesso periodo (+ 5,5%).
In termini assoluti nel I trimestre del 2012 le esportazioni umbre hanno toccato il valore di 936,5 milioni di euro, un dato che proriettato su base annua dovrebbe portare l’export regionale sopra la soglia dei 3,6 Miliardi di euro toccata lo scorso anno.
Cresce l’export, ma resta basso il grado di internazionalizzazione del sistema produttivo regionale che non supera l’1% del valore complessivo delle esportazioni italiane. Nel 2011 il numero degli esportatori umbri dopo un decennio di stasi è tornato a crescere ed ha superato le 2.800 unità.


Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio di Perugia “Il trend positivo dell’export incoraggia, ma l’apertura verso i mercati esteri del nostro sistema produttivo è ancora basso. L’Internazionalizzazione è processo ben più radicale e complesso della semplice presenza commerciale su un mercato estero. E, in questo, il nostro sistema locale ha ancora molta strada da fare”.
“I nostri esportatori, tornati a crescere nel 2011 fino a 2800 unità – ma ancora al di sotto della quota di 3.200 toccata una decina di anni fa – scontano molto spesso un decalage competitivo rispetto a competitor che possono contare sul sostegno di sistemi paese ben più solidi e proattivi del nostro. Il nostro sistema locale è costituito per il 95% da imprese di piccole dimensioni che da sole hanno grandi difficoltà a misurarsi con la competizione internazionale. A queste deve rivolgersi la nostra azione di sostegno e supporto, fatta di risorse finanziarie, ma anche di servizi promozionali e assistenza sull’intero processo di export. E’ necessario ragionare per filiere, per Reti di impresa, così da presentarsi sui mercati esteri con la forza necessaria a sostenere una competizione acuita dalla crisi economica”.
“La Camera di Commercio di Perugia si muove in questa direzione – ha ricordato Mencaroni – coordinando le proprie iniziative con quelle delle altre istituzioni locali, a cominciare dalla Regione dell’Umbria insieme alla quale e con la Camera di Commercio di Terni, abbiamo dato vita al nuovo Centro Estero dell’Umbria”.
“Il primo pericolo da sconfiggere è la parcellizzazione degli interventi, quasi sempre scordinati tra loro, che finiscono per produrre un effetto contrario a quello sperato, sia in termini operativi che di immagine. Tuttavia il peso dell’export sul pil regionale sta crescendo, al punto che – in questo nuovo anno di recessione e con il mercato domestico in flessione costante - la via dei mercati esteri appare quasi un anecessità oltre che una scelta”.
Anche se l’incremento delle esportazioni umbre è condizionato dalla dinamica del principale settore di specializzazione della regione, prevalentemente prodotti della siderurgia, buone sono state le performance di importanti settori produttivi maggiormente legati al territorio: macchine e apparecchi ha mostrato risultati positivi, l’incremento registrato complessivamente è stato del 16,3%; i prodotti alimentari, che contribuiscono per oltre il 10% al fatturato all’estero delle imprese esportatrici, hanno registrato un incremento pari al 23,3% grazie alle buone performance in diversi mercati di sbocco; i prodotti dell’abbigliamento crescono del 20 %, ampiamente superiore alla media nazionale.
L’Export umbro continua a dirigersi prevalentemente nell’Unione Europea e nel mercato nordamericano. Dei circa 3,5 miliardi di euro complessivamente esportati, l’Umbria ricava circa 2 miliardi di euro dall’Unione Europea a 27, con un tasso di crescita medio del mercato europeo del 12,1%. Nel primo trimestre del 2012 l’Umbria ha mostrato un tasso di crescita delle esportazioni lievemente superiore alla media nazionale (5,8%).


“Purtroppo le condizioni create da un euro forte rispetto al dollaro hanno portato il sistema italia a dividersi suoi mercati internazionali, cercando ognuno di vendere il proprio territorio, con azioni startegiche frammentate e scordinate – ha detto Alessandro Pettinato vice segretario generale di Unioncamere nazionale – con il risultato di produrre invece di un vantaggio competitivo un danno all’immagine del paese e all’export”. “All’attuale scarsità di risorse dobbiamo rispondere con una maggiore creatività – ha detto ancora Perttinato – ma l’accesso a crediti garantiti è condizione irrinunciabile. Altro passaggio fondamentale è la realizzazione di strutture che fornino, preparino l’imprenditore che intende esportare. Solo aumentando le imprese esportatrici possiamo risolvere i nostri problemi”.
 

Gaetano Fausto Esposito, direttore di Assocamerestero, ha illustrato il profilo delle 70 Camere di Commercio estere presenti in paesi di tutti i continenti. “Abbiamo rapporti molto stretti con il sistema Camerale umbro – ha detto il direttore Esposito – e proprio a Perugia abbia deciso di tenere nel prossimo mese di ottobre la nostra XXI Convention”.
“Per lanciare una nuova stagione di sviluppo – ha affermato Esposito - l’economia umbra deve sempre più aprirsi a livello internazionale, valorizzando le caratteristiche che la rendono una terra di soft e green economy ma capace di esprimere punte di eccellenza anche in comparti come quello siderurgico, energetico, etc., senza dimenticare quanto le esperienze e le bellezze territoriali non solo si traducono in prodotti di qualità ma rappresentano un’importante volano per l’economia grazie al turismo, che qui trova la sua più ampia possibilità di soddisfazione, spaziando da quello verde e culturale a quello religioso”.

 

Messaggio raccolto e fatto proprio anche da Luigi Rossetti, Dirigente della Regione dell’Umbria e componente del CdA del Centro Estero Umro.
“Il ridotto grado di penetrazione sui mercati esteri delle imprese regionali richiede la definizione di nuove modalità pubbliche di supporto a questi processi”. Secondo Rossetti “i protagonisti della possibile ripresa sono infatti soprattutto gli esportatori. Un numero relativamente piccolo di imprese: su 100, solo 17 nell'industria si rivolgono al mercato estero. Questo perché gran parte delle piccolissime imprese (meno di 10 addetti) vendono solo all'interno. Ma già tra i 20 e i 50 dipendenti, gli esportatori divengono una significativa presenza”. Ancora Luigi Rossetti: ”L’Internazionalizzazione che dipende sempre più dalla capacità di costruire relazioni stabili con operatori esteri e, più in particolare, dalla capacità di investire sui mercati esteri. Che significa potenziare e radicare la presenza su mercati selezionati che presentano prospettive di crescita importanti anche attraverso propri presidi commerciali attivando se possibile partnership con altre imprese e regioni contigue.Brasile e Cina anche in virtù del sistema di relazioni istituzionali che la Presidente Catiuscia Marini ha voluto rafforzare rappresentano piattaforme di sviluppo su cui esercitare al meglio politiche ed iniziative pubbliche di supporto alle imprese.In questo senso viene confermata e rafforzata l’iniziativa del Centro Estero Umbria, soggetto che vede la partecipazione di Regione Umbria, Camera di Commercio di Perugia e Camera di Commercio di Terni. Il Centro aggregando le risorse finanziarie di tali soggetti pari a 2.000.000 di euro annui di cui 1.000.000 di parte regionale ed 1.000.000 del sistema camerale contribuisce in maniera decisiva a superare la frammentazione e l’occasionalità che in questi anni in molti casi ha caratterizzato le politiche pubbliche, rappresentando un esempio di integrazione e sinergia anche nel panorama nazionale”.


Enunciando le caratteristiche del sistema produttivo regionale il Prof. .Luca Ferrucci, docente dell’Università di Perugia, ne ha ricordato il basso livello di apertura all’export “che peraltro rappresenta solo una faccia dell’internazionalizzazione”. “Ocorre - ha detto il prof. Ferrucci – internazionalizzare merci e servizi, ma anche persone e capacità. Oggi – questa è la realtà – esportiamo cervelli e importiamo profili di bassa preparazione”. “E internazionalizzazione – ha aggiunto Ferrucci – vuol dire investire sui mercati esteri, creare sedi e gestie contatti, internazionalizzare servizi e know how per l’estero. Ed è necessario internazionalizzare le istituzioni così che abbiano le caratteristiche e la mentalità per asssistere realmente le imprese che guardano oltre il mercato interno”.


Le imprese vivono sui territori – ha ricordato Roberto Nardi, presidente della Camera di Commercio di Livorno e di Assocamerestero – e negli anni scorsi abbiamo visto il dinamismo dei distretti industriali, di quello che abbiamo definito modello di sviluppo dal basso. Il perugino e tutta l’Umbria hanno vissuto questa fase. Oggi alcuni di questi distretti del passato sono scomparsi, altri si sono riorganizzati in filiere più complesse. Perché i fattori competitivi tradizionali, basati su know-how manifatturiero non sono più sufficienti.
Per consolidare questi risultati in Paesi così distanti, sia da un punto di vista geografico che culturale, mantenendo al tempo stesso alta l’attenzione su Paesi europei che stanno subendo meno le ripercussioni della crisi o mostrano primi segnali di ripresa, sono necessari fattori quali: capacità innovativa (non solo nel prodotto), competenze commerciali evolute, inserimento nelle reti distributive, brandizzazione dei prodotti per trasmetterne la qualità, etc.. Perché i saperi si sedimentano ancora localmente, ma se non ci apriamo al mondo (e li integriamo con i gusti e le competenze dei mercati esteri), alle reti, il territorio da opportunità diventa un vincolo, anzi un forte limite, una sorta di camicia di forza. La riorganizzazione per filiere “globali” anche per imprese medio piccole è una risposta, ma questa risposta richiede capacità di progettazione e anche finanza, una finanza che non è solo quella tradizionale ma molto più evoluta. E allora i territori – e l’Umbria ovviamente - avranno successo se sapranno coniugare: Multilateralità, Affidabilità, Dinamismo, Efficienza, Innovazione, Networking”.
 

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