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08-05-2009

"Giornata dell'Economia 2009" - 7° Edizione

 

La Camera di Commercio di Perugia, in contemporanea con le altre Camere di Commercio italiane, ha tenuto la VIIa Edizione della “Giornata dell’Economia”, da cui emerge la mappa dello sviluppo economico dell’Italia e dei suoi territori sulla base dei dati reali elaborati dagli osservatori camerali.
Una economia “diversa” che resiste alla crisi.
Alviero Moretti: “Pronti a ripartire. La provincia di Perugia risente degli effetti della crisi, ma la nostra esposizione agli shock esterni – crisi globale – appare attenuata, comunque non devastante”.
Presentati dal Segretario Generale della Camera di Commercio Dr. Andrea Sammarco i risultati dell’Indagine “Le Piccole e Medie Imprese perugine di fronte alla crisi” e a cura di Alessandro Rinaldi, responsabile dell’Ufficio Statistica dell’Istituto Tagliacarne di Roma gli “Indicatori chiave della provincia di Perugia: presenza di imprese, produzione di reddito, possibilità di occupazione”.
Ha concluso i lavori della Giornata il Prof. Pierluigi Daddi, preside della Facoltà di Economia dell’Università degli studi di Perugia.

VIIa Giornata dell’Economia alla Camera di Commercio di Perugia. Il format - ideato da Unioncamere italiana, che a Roma ha presentato i risultati su scala nazionale – porta in contemporanea tutte le Camere di Commercio a presentare la mappa dello sviluppo economico dell’Italia e dei suoi territori, tracciata sulla base dei dati elaborati dagli osservatori camerali .
Alviero Moretti, presidente della Camera di Commercio di Perugia ha tenuto la “Relazione sullo stato dell’economia provinciale”.
Una economia “diversa”, “territoriale” che da queste sue peculiarità trae l’energia per resistere alla crisi e ripartire”. Non uno slogan, ma la sintesi emersa dal Rapporto Economico del 2009 per la provincia di Perugia, presentato dal Presidente Moretti.
“Il sistema economico provinciale è stato investito da un onda spinta soprattutto da fattori esogeni, ma non sta cedendo. Tuttavia, le difficoltà sono notevoli e alcuni settori produttivi sono stati chiamati a sopportare un urto di intensità altissima. Il manifatturiero – e in particolare, al suo interno, le imprese non artigianali - sta pagando il prezzo più alto, con i ¾ delle imprese che nei primi mesi del 2009, hanno subito gravi contrazioni dei fatturati rispetto allo stesso periodo del 2008, con solo il 3% delle imprese capaci di andare in controtendenza e realizzare performance positive”.
“La provincia di Perugia, per le caratteristiche della sua economia, sembrerebbe presentare un livello medio di esposizione agli shock esterni”.
 
Moretti: “Questa considerazione – emersa dall’Indagine condotta dalla Camera di Commercio su un panel di 106 imprese operanti nel nostro territorio – delinea una capacità di resistenza superiore a quella di altre realtà: la sensibilità dell’economia provinciale rispetto alla recessione internazionale appare infatti attenuata, per l’effetto di alcuni fattori che, presi singolarmente si presentano come elementi di “oggettiva debolezza”, ma in questa fase offrono una protezione al tessuto produttivo locale:
- bassa propensione all’export delle imprese, sensibilmente inferiore a quella media del Centro e dell’Italia;
- contenuta esposizione finanziaria delle famiglie;
- il peso della Pubblica Amministrazione nella formazione del valore aggiunto provinciale sostanzialmente in linea con la media nazionale, assicura un certa attenuazione delle variazioni cicliche dell’economia, meno rilevante, tuttavia, rispetto a quella assicurata dal maggior peso della P.A. in alcune province del Centro (Ancona e Roma) e soprattutto nelle province del Sud.
- la struttura produttiva molto simile a quella italiana, con un peso rilevante del terziario, assicura un certa compensazione degli effetti negativi della crisi poiché il settore terziario, ed in particolare quello del commercio, sta mostrando una maggior capacità di tenuta rispetto all’industria manifatturiera. “
 
“Non siamo in presenza di un sistema economico debole, ma di un “diverso” sistema economico”
“Questa considerazione – ha detto Moretti – attende di essere valutata con la dovuta attenzione, così come un'altra realtà che spesso ci sfugge: la provincia di Perugia si colloca oramai stabilmente intorno alla 50° posizione, insomma in una posizione centrale delle diverse graduatorie, quasi a conferma della nostra centralità geografica. Una “medietà”, a volte e a torto interpretata come mediocrità, ma che a ben vedere rappresenta un significativo “sistema economico diverso”, con caratteristiche sue proprie, dissimili sia rispetto a quelle delle aree forti del nord del paese, che da quelle più deboli del sud Italia”.
Se proviamo ad esplorare questa grande area di mezzo possiamo già ora cominciare a delineare molti elementi comuni che danno a ciascuno di questi territori delle precise e specifiche caratterizzazioni economiche, che vanno però ad integrarsi in quello che può apparire come un nuovo modello di sviluppo. Il primo elemento è sicuramente rappresentato dalla “centralità del territorio”. Il modo in cui è organizzato il territorio in cui viviamo, la cultura e la moralità che vi dominano, costituiscono il capitale sociale locale, dal cui utilizzo, congiunto col nostro lavoro e con i beni che acquistiamo, deriva un modello di vita ed un modello economico con caratteristiche del tutto particolari. Che possono offrire una spinta vigorosa per uscire da questo brutto momento”.
“Siamo in grado di resistere e di rimanere sul mercato”
“Ne siamo certi – ha concluso Moretti – anche perché noi siamo cresciuti e vogliamo continuare a crescere secondo i principi ed i canoni relativi alla misura del “benessere” che oramai si vanno affermando tra gli economisti: magari non sarà uno sviluppo veloce e a strappi come per altre realtà, forse sarà un procedere più lento, ma più a misura d’uomo e più di lungo cammino”.
 
Le Piccole e Medie Imprese perugine di fronte alla crisi
Indagine realizzata dalla Camera di Commercio di Perugia su un panel di 106 imprese della provinciale di Perugia nel mese di marzo 2009. La maggioranza delle imprese intervistate opera nell’industria manifatturiera (65), all’interno della quale si è operata l’ulteriore distinzione fra imprese artigiane e non artigiane, mentre le rimanenti appartengono al commercio (41). Dato il numero contenuto di interviste previste, si è preferito concentrare l’indagine su operatori di comparti particolarmente significativi per l’economia della provincia di Perugia.
I risultati dell’indagine sono stati illustrati dal Segretario Generale della Camera di Commercio di Perugia Dr. Andrea Sammarco.
“Una prima idea della misura in cui la provincia perugina sta risentendo degli effetti della crisi internazionale viene dal confronto fra i risultati delle vendite realizzati dalle imprese nei primi mesi del 2009 e quelli realizzati nello stesso periodo dell’anno precedente. Emerge, a questo proposito, che nei primi mesi del 2009 quasi i 2/3 delle imprese intervistate hanno risentito del rallentamento dell’attività economica, registrando una riduzione del fatturato rispetto allo stesso periodo del 2008. Per la maggior parte delle restanti imprese il fatturato è rimasto stabile, mentre solo una parte molto ridotta (il 7% circa) è riuscita a migliorare i propri risultati, nonostante il clima economico sfavorevole.
Tuttavia, la recessione non ha colpito finora nella stessa misura tutti i settori di attività economica, infatti, l’industria manifatturiera e, in particolare, al suo interno le imprese non artigianali hanno mostrato maggiori segni di rallentamento rispetto alle imprese del commercio: quasi ¾ delle imprese non artigianali del manifatturiero hanno sperimentato, nei primi mesi del 2009, una contrazione del fatturato rispetto allo stesso periodo del 2008 e solo il 3% ha mostrato una performance positiva. Sempre all’interno del manifatturiero, poi, le imprese che esportano abitualmente hanno visto un peggioramento dei propri risultati più consistente delle altre (per oltre l’80% di esse il fatturato nei primi mesi del 2009 si è ridotto rispetto agli stessi mesi del 2008; questo è comprensibile poiché le imprese perugine esportano soprattutto sia negli Stati Uniti, dove è nata la crisi, sia nell’UE, un’area che ha presto risentito della crisi, comprendendo dei Paesi con un sistema finanziario fortemente integrato nel contesto internazionale ed in particolare con quello statunitense. Si tratta, inoltre, di aree dove la domanda di importazioni, già normalmente poco dinamica, si sta contraendo nei primi mesi del 2009. Quindi, la presenza sui mercati esteri che normalmente rappresenta un fattore di “diversificazione” del rischio e di “smussamento” degli shock interni sfavorevoli, sta accentuando, invece, in questo caso, l’esposizione delle aziende agli effetti della crisi.
“Il Commercio resiste meglio del Manifatturiero”
Ancora Andrea Sammarco: “Nel commercio, invece, pur essendosi riscontrata una prevalenza di casi di contrazione del fatturato (il 61%), si trova rispetto al manifatturiero una percentuale decisamente più alta di imprese (il 12% circa delle intervistate) che ha mostrato un trend di crescita. Va poi sottolineato che la contrazione delle vendite sembra aver riguardato maggiormente le imprese di dimensioni maggiori, che, nei primi mesi del 2009, hanno registrato una contrazione del fatturato più spesso rispetto alle imprese più piccole: il 76% circa delle imprese con fatturato superiore ai 5 milioni di euro ed il 71% di quelle con 50 o più addetti hanno registrato risultati peggiori rispetto al 2008 (a fronte del 62% circa di quelle con fatturato inferiore ad 1 milione di euro e del 59% circa di quelle con meno di 50 addetti).
Dopo aver osservato come segnali di recessione o di rallentamento dell’economia provinciale siano riscontrabili, seppure con alcune differenze, in maniera piuttosto evidente sia nel settore del commercio che nell’industria manifatturiera, è interessante comprendere, prima di passare ad osservare più nello specifico le conseguenze della crisi sul tessuto economico ed imprenditoriale locale, quali siano le aspettative degli imprenditori della provincia circa la sua durata.
Nel 2010 la ripresa, ma un imprenditore perugino su cinque ritiene che già in quest’anno si manifesteranno i primi segnali di miglioramento”
L’opinione espressa dalla maggioranza degli imprenditori intervistati (il 62,3%) è che i primi segni di ripresa economica si manifesteranno nella provincia nel corso del 2010; una parte più ristretta, ma comunque importante di imprenditori, pari al 20% circa del totale, tuttavia, si mostra più ottimista e ritiene che la ripresa potrà iniziare già nel corso di quest’anno. Al contrario, invece, solo il 5% circa degli imprenditori si mostra particolarmente pessimista, ritenendo che la crisi si prolungherà anche per tutto il 2010 e la ripresa avverrà solo nel 2011. È da segnalare, inoltre, che una parte non trascurabile di imprenditori, pari ad oltre 1/10 degli intervistati, che si mostra in dubbio e non ha formulato previsioni chiare.
Più diversificate sono le previsioni riscontrate fra gli imprenditori artigiani dell’industria manifatturiera: quelli che si attendono la ripresa nel 2010, pur rappresentando il gruppo più numeroso, non superano la metà (47% circa); accanto a questi, infatti, si trova una parte consistente di imprenditori ottimisti, che pensano che la crisi andrà scemando già nel corso del 2009 (circa il 23%) ed un altro gruppo altrettanto numeroso di imprenditori che, invece, non hanno attese specifiche circa il momento in cui avverrà la ripresa; allo stesso tempo, tuttavia, fra gli imprenditori artigiani del manifatturiero si riscontra anche la percentuale più alta di intervistati che si attendono una ripresa solo nel 2011 (il 7% circa).
“La crisi colpisce gli investimenti delle imprese”
Con quale intensità l’economia provinciale è stata colpita dalla crisi. Andrea Sammarco si è riferito all’opinione degli imprenditori perugini secondo i quali l’impatto più rilevante si è avuto sugli investimenti delle imprese: il 51% circa degli intervistati, infatti, ritiene che la crisi ne stia determinando un rallentamento molto consistente ed un ulteriore 17% ritiene che l’impatto su questa componente della domanda sia abbastanza rilevante; l’impatto negativo sugli investimenti è percepito, inoltre, con maggior intensità dalle imprenditori artigiani dell’industria manifatturiera (il 63,3% di essi lo ritiene molto rilevante) ed in misura meno accentuata da quelli del commercio (“solo” il 41,5% di essi lo ritiene molto forte).
Gli imprenditori perugini, allo stesso tempo, ritengono che i consumi delle famiglie stiano mostrando una tenuta relativamente migliore rispetto agli investimenti delle imprese: l’impatto della crisi su questa componente della domanda, infatti, è consistente secondo poco più del 30% di loro, anche se un ulteriore 32% degli intervistati lo ritiene, comunque, abbastanza forte. Poiché, come messo in evidenza, la crisi internazionale sta determinando, a livello provinciale, una riduzione della domanda aggregata, soprattutto nella componente degli investimenti delle imprese, è comprensibile che il rallentamento delle vendite che ne consegue si ripercuota sulle imprese in termini di maggiori difficoltà a far fronte alle esigenze finanziarie; per questo motivo, infatti, la metà circa degli imprenditori intervistati dichiara che la crisi sta avendo degli effetti negativi molto consistenti sull’indebitamento delle imprese ed un ulteriore 18% circa ritiene tali effetti abbastanza rilevanti.
Fiducia sulla capacità complessiva del tessuto imprenditoriale provinciale di superare la crisi”
La contrazione della domanda determinata dalla crisi, tuttavia, non si farà sentire solo sulle imprese, ma, costringendo queste a ridurre la produzione, si ripercuoterà anche sui livelli occupazionali: l’intensità di tale effetto è ritenuto molto rilevante dal 46% circa degli intervistati ed abbastanza rilevante da un ulteriore 20%. Tuttavia, nonostante, le difficoltà che le imprese si troveranno ad affrontare, i risultati dell’indagine mostrano come ci sia una certa fiducia circa la capacità complessiva del tessuto imprenditoriale provinciale di superare la crisi: meno del 30% degli imprenditori intervistati, infatti, ritiene che la crisi avrà un impatto considerevole in termini di fallimenti e cessazioni d’impresa, mentre oltre il 36% di essi ritiene che l’impatto su fallimenti o cessazioni sarà debole o irrilevante. Va messo in evidenza, inoltre, che, per quanto riguarda tutti i fattori economici presi in considerazione, ad eccezione dei consumi dei turisti (che sia secondo gli imprenditori dell’industria manifatturiera che secondo quelli del commercio sono l’aspetto meno colpito dalla crisi), le conseguenze della crisi sono percepite con maggiore intensità dalle imprese manifatturiere rispetto a quelle del commercio.
Le imprese manifatturiere che ritengono che la crisi stia incidendo in misura molto rilevante sui consumi delle famiglie sono il 37% circa a fronte del 22% delle imprese del commercio; in particolare, poi, all’interno dell’industria manifatturiera, tale aspetto preoccupa più delle altre le imprese artigianali (il 43% circa di queste), probabilmente poiché queste instaurano più spesso di quelle non artigianali un rapporto diretto con i consumatori. Anche a proposito degli investimenti e dell’indebitamento emerge una differenza notevole nelle valutazioni d’impatto formulate dalle imprese del commercio rispetto a quelle dell’industria manifatturiera: il 57% circa delle imprese manifatturiere, infatti, rispetto al 41,5% di quelle del commercio, ritiene che la crisi sta influenzando in misura decisamente negativa gli investimenti delle imprese; inoltre, il 61,5% di esse (quasi il doppio rispetto a quelle de commercio) ritiene che gli effetti sull’indebitamento delle imprese sono notevolmente rilevanti. Ancora più ampia risulta la differenza nelle valutazioni degli effetti della crisi sui livelli occupazionali: il 60% delle imprese manifatturiere li ritengono molto rilevanti a fronte del 24% circa delle imprese del commercio.
Da quanto osservato – ha sottolineato il Segretario Generale della Camera di Commercio - emerge come, in provincia di Perugia, l’industria manifatturiera stia manifestando una maggiore sensibilità rispetto al commercio di fronte alle conseguenze della crisi. Questo può spiegarsi, in parte, con il fatto che le imprese dell’industria manifatturiera lavorano e pianificano i volumi di produzione sulla base degli ordini ricevuti dalla clientela, costituita, spesso, da altre imprese; di conseguenza queste imprese sono le prime a risentire delle previsioni negative formulate per il futuro e della contrazione degli investimenti delle imprese. Grazie, invece, ad una maggior tenuta mostrata dai consumi delle famiglie rispetto agli investimenti delle imprese, le imprese del commercio stanno percependo in maniera meno accentuata gli effetti negativi della crisi”.
“Nel primo semestre 2009 la fase più acuta della crisi in provincia di Perugia”

Continuando a considerare solamente quegli imprenditori che stanno risentendo in maniera negativa della crisi economica, si può notare che, al netto di quelli che non hanno espresso una previsione, la quasi totalità di essi (l’80% degli intervistati) ritiene che la propria impresa dovrà affrontare la fase più acuta della crisi durante il 2009: il 51% circa pensa che il primo semestre sarà il periodo più difficile (questa è l’opinione più diffusa sia nel commercio che nell’industria manifatturiera) ed il 30% che, invece, il momento più difficile sarà il secondo semestre (tale percentuale sale al 35% nel settore del commercio). Solo l’8,5% delle imprese ritiene, invece, di aver già sperimentato la fase più acuta della crisi e tale percentuale risulta più alta soprattutto fra le imprese artigiane del manifatturiero (il 14% di esse). In linea con le attese espresse circa la durata della crisi, che vedevano la quasi totalità degli imprenditori concordi sul fatto che entro fine 2010 si manifesteranno i primi segni di ripresa, solo l’1% circa degli imprenditori pensano che la propria impresa dovrà affrontare la fase più acuta della crisi nel 2010 e, nello specifico, nel primo semestre.
“Quali azioni e interventi sono più necessari per contrastare gli effetti della crisi”
Le politiche maggiormente richieste da parte degli imprenditori sono le agevolazioni fiscali alle imprese (ritenute necessarie da oltre ¾ degli intervistati) e la riduzione del costo del lavoro (indicate dal 68% circa degli intervistati); tali richieste evidenziano l’esigenza normalmente espressa dagli imprenditori italiani di ridurre in maniera strutturale i costi da sostenere per svolgere l’attività economica, ma che, evidentemente, viene avvertita con maggiore forza nel momento attuale. Secondo quanto espresso dagli imprenditori, tali politiche appaiono maggiormente necessarie per le imprese artigiane del settore manifatturiero (sono richieste dall’80% o più degli imprenditori intervistati). Accanto a queste politiche volte a superare ostacoli “strutturali” emergono anche richieste di politiche più specificamente mirate a superare le difficoltà determinate dall’attuale crisi: si tratta di politiche di sostegno per l’accesso al credito (indicate dal 54% circa degli intervistati) e di incentivi agli investimenti (49% circa degli intervistati). La richiesta di politiche che facilitino l’accesso al credito risulta molto intenso da parte delle imprese di tutti i settori, nonostante, come visto in precedenza, il restringimento del credito da parte delle banche non costituisca uno degli effetti principali della crisi; proprio per questo, tuttavia, tale richiesta mette in evidenza come, in un momento di difficoltà come quello attuale, in cui molte imprese stanno affrontando problemi di liquidità, risulti fondamentale un maggior sostegno delle banche al sistema imprenditoriale (probabilmente anche in termini di minori costi). D’altra parte politiche per l’accesso al credito sono complementari agli incentivi per stimolare gli investimenti, cioè quella parte della domanda che, in provincia di Perugia, ha subito la maggiore contrazione a causa della crisi. Per le imprese non artigiane dell’industria manifatturiera, inoltre, risultano più importanti che per le altre imprese anche il sostegno alle esportazioni (richieste dal 17% circa degli imprenditori) e una maggior semplificazione amministrativa (11% degli imprenditori). Allo stesso tempo, invece, gli incentivi agli investimenti sono maggiormente richiesti dagli imprenditori del commercio: il 56% di essi a fronte del 45% degli imprenditori dell’industria manifatturiera.
Alessandro Rinaldi, Responsabile Ufficio Statistica dell’Istituto Tagliacarne di Roma, ha presentato gli “Indicatori chiave della Provincia di Perugia: presenza di imprese, produzione di reddito, possibilità di occupazione”.
Anche dai dati illustrati da Alessandro Rinaldi emerge che la sensibilità dell’economia provinciale rispetto alla recessione internazionale appare attenuata dalla contenuta propensione all’export delle imprese, sensibilmente inferiore a quella media del Centro e dell’Italia, e da una contenuta esposizione finanziaria delle famiglie; dal peso della Pubblica Amministrazione nella formazione del valore aggiunto provinciale sostanzialmente in linea con la media nazionale, che assicura un certa attenuazione delle variazioni cicliche dell’economia; dalla tipologia della struttura produttiva provinciale molto simile a quella italiana, con un peso rilevante del terziario, che assicura un certa compensazione degli effetti negativi della crisi poiché – ha ribadito il Dr. Rinaldi - il settore terziario, ed in particolare quello del commercio, sta mostrando una maggior capacità di tenuta rispetto all’industria manifatturiera.
 
LE DINAMICHE IMPRENDITORIALI
 
In provincia di Perugia il numero di imprese registrate ha continuato a crescere nel 2008 (+0,4%) al contrario di quanto avvenuto sul territorio nazionale (-0,3%). Al 31 marzo 2009, tuttavia, lo stock di imprese registrate ammonta a 72.951 unità, in flessione rispetto al IV° trimestre 2008 (-311), ma in aumento (+251) sul dato riferito ad un anno fa (I° trimestre 2008).
Le imprese del manifatturieroterziario: attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca (+30% circa), attività ausiliarie dell’intermediazione finanziaria (+7,5%) e attività professionali ed imprenditoriali (+15,5%).
Il tessuto imprenditoriale perugino come quello italiano è caratterizzato da un’altissima presenza di operatori economici di “micro” dimensione: le unità locali con meno di 10 addetti sono il 94,5%, quelle con 50 o più addetti sono solo lo 0,6% del totale ed hanno una dimensione media più ridotta di quelle italiane (140 addetti) e di quelle del Centro Italia (150 addetti). Tuttavia le unità locali medie o grandi (con 50 o più addetti) hanno un impatto rilevante in termini di occupazione, impiegando il 19% circa degli addetti nel 2006.
 
LA PRODUZIONE DI REDDITO
Il Pil dal 2003 al 2007 è cresciuto più velocemente che in Italia (+1,8% in media all’anno contro una media italiana dell’1,4%), ma in linea con la crescita del Centro. Nel 2008, tuttavia, la contrazione è stata più severa (-1,8%) sia rispetto al Centro (-0,7%) che all’Italia (-1%).
La composizione provinciale del valore aggiunto rispecchia essenzialmente quella italiana, con un peso rilevante del terziario.
 
IL COMMERCIO CON L’ESTERO
Buona crescita delle esportazioni provinciali dal 2003 al 2008 (+41% circa), molto migliore della media del Centro (+27% circa).
Positivo soprattutto, nel confronto territoriale, il risultato del 2008: le esportazioni sono continuate a crescere (+3,7%) contro una contrazione di quelle della provincia di Terni (-17,8%) e del Centro (-4,1%) ed una sostanziale stabilità di quelle italiane (+0,3%).
Le importazioni invece sono cresciute più lentamente nei 5 anni (+20,6%) e si sono contratte nel 2008 (-2,7%) in linea con l’Italia Centrale (-2,9%).
Configurazione delle esportazioni perugine caratterizzata dal forte peso di 3 prodotti, che hanno rappresentato, nel 2008, oltre la metà dell’export provinciale:
- macchine ed apparecchi meccanici
- prodotti delle industrie tessili
- prodotti alimentari bevande e tabacco.
Le loro esportazioni sono cresciute rispettivamente del 3,9% (contro una media italiana del +1,5%), del 7,3% (contro una media italiana del -3,5%) e del 18,9% (più del doppio della media italiana).
 
IL MERCATO DEL LAVORO
Segnali di forte difficoltà vengono dai dati sulla Cassa Integrazione Guadagni. Sono quasi raddoppiate in provincia nel 2008 rispetto al 2007 le ore autorizzate (+95,4%). Sono più che raddoppiate nell’industria (dove la crescita delle ore di CIG Straordinaria è stata del 122% a fronte di un modesto +7,7% nel Centro e di un -1% in Italia).
Nel 2008 ancora inferiore alla media italiana è stata la richiesta di profili professionali high skills (il 13,4% delle assunzioni previste a fronte di una media nazionale del 20,8%) e di professionisti per l’innovazione produttiva ed organizzativa (il 4,2% delle assunzioni previste a fronte di una media italiana del 7,5%). Dal numero di domande depositate per marchi nel 2008 (88,4 ogni 10 mila imprese) risulta molto forte l’attenzione verso la tutela e la creazione di segni distintivi dell’attività e dei prodotti dell’impresa, mentre sembra più ridotta l’attenzione verso l’innovazione (8,7 le domande di brevetto per invenzione depositate ogni 10 mila imprese contro una media italiana di 17,7 ogni 10 mila imprese).
 
Le dinamiche occupazionali sono state al centro dell’intervento del Prof. Pierluigi Daddi, preside della Facoltà di Economia dell’Università di Perugia che ha concluso i lavori della VIIa Giornata dell’Economia.
Analizzando le prime stime del Rapporto Excelsior che traccia il quadro previsionale della domanda di lavoro e dei fabbisogni professionali e formativi espressi dalle imprese emerge un calo delle richieste in provincia di Perugia, ma non un crollo. “Inoltre la situazione in provincia di Perugia – ha notato il Prof. Daddi – risulta essere migliore sia rispetto alle altre regioni del Centro Italia che al dato nazionale, con una percentuale di imprese che nel 2009 prevedono di assumere personale di circa il 21% contro il 18% del Centro Italia e il 19% della media nazionale”.
Tuttavia la diminuzione interesserà, con incidenza diversa tutti i settori produttivi, ma anche in questo caso al di sotto dei dati areali e nazionali.
 
Imprese che prevedono assunzioni:
-6,1% in Umbria; -9,3% in Italia
Prov. PERUGIA
- Lieve calo nel Commercio: -0,4%
- Contrazione nell’Industria: -12,2%
- Contrazione medie dimensioni: -22,2%
 
Per quanto si riferisce ai saldi occupazionali per settore si prevedono maggiori contrazioni per l’industria e altri servizi. Meno accentuata la flessione nelle costruzioni e nel commercio.
 



 

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