Home > Comunicazione e Informazione > Comunicati stampa > 11-11-2005 La Camera di Commercio di Perugia aderisce al Manifesto del "Made In" per la tutela delle produzioni italiane anche attraverso il controllo dell'origine dei prodotti e della etichettatura dei beni importati

11-11-2005

La Camera di Commercio di Perugia aderisce al Manifesto del "Made In" per la tutela delle produzioni italiane anche attraverso il controllo dell'origine dei prodotti e della etichettatura dei beni importati

 

La Camera di Commercio di Perugia ha aderito al Manifesto “Made in” e si affianca così a altre Camere di Commercio, Associazioni di Categoria, Enti e Istituzioni di livello nazionale e locale. Lo scopo è creare le condizioni per giungere ad una effettiva tutela dei prodotti “Made in Italy”, esposti oggi più che mai agli effetti devastanti di una concorrenza che fa della contraffazione e della riproduzione illegale i suoi punti di forza.
Gli aderenti al Manifesto del “Made In” intendono innanzitutto richiedere alla Unione Europea l’introduzione dell’obbligo di indicare su ogni prodotto il Paese dove è realmente avvenuta la fabbricazione di tutti i prodotti circolanti in Europa, unico grande mercato del mondo dove questo obbligo non esiste (gli Usa lo hanno introdotto nel 1930, il Giappone nel 1962 e, quest’anno, si è adeguata perfino la Cina ).
“Siamo da sempre favorevoli al libero mercato e alla competizione internazionale e siamo convinti che l’innovazione di impresa e di sistema giochino un ruolo prioritario - ha affermato il Presidente della Camera di Commercio di Perugia Alviero Moretti – ma chiediamo che essa si svolga in presenza di regole che consentano di premiare le eccellenze e migliorare i rapporti prezzo\qualità, senza tradire l’equità competitive e il diritto dei consumatori ad avere informazioni precise e veritiere”.
Il punto centrale del Manifesto “Made In” è il diritto del consumatore ad avere una equa e trasparente informazione sui prodotti da acquistare, per consentirgli di scegliere in maniera consapevole, valutando anche la qualità civile e la sicurezza dei prodotti stessi. E ciò in considerazione del fatto che le legislazioni statali in materia dei diritti dei lavoratori, della tutela della sicurezza e della salute dell’utilizzatore, nonché della protezione dell’ambiente, sono diversissime da paese e paese, così come a volte sono lontanissime le situazioni riguardo ai diritti umani fondamentali.
Il fenomeno legato alla contraffazione di prodotti ha assunto in Europa dimensioni tali da mettere a repentaglio la vita di interi comparti produttivi. Stime recenti hanno accertato che all’interno dell’Unione Europea, le merci contraffatte e usurpative rappresentino dal 5% al 10% delle vendite di pezzi di ricambio di autoveicoli; il 10% delle vendite dei CD ed audio cassette; il 22% delle vendite di calzature e articoli d’abbigliamento; il 35% del vendite di software.
Per quanto concerne l’Italia, il volume d’affari della contraffazione viene quantificato da 3,5 a 7 miliardi di euro. Di questi il 60% si riferisce a prodotti d'abbigliamento e di moda (tessile, pelletteria, calzature), il resto a orologeria, beni di consumo, componentistica, audiovisivo, software.
Si stima che circa il 70% della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal Sud-Est asiatico. La destinazione è per il 60% l'Unione Europea, per il 40% il resto del mondo. La Cina è di gran lunga al primo posto, seguita da Corea, Taiwan e altri Paesi dell'area.

 

 

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