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05-07-2010

Gli Effetti della Crisi sulle Imprese provinciali nel I quadrimestre 2010 - L'analisi del Presidente Mencaroni

 

Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio: “Migliorano le dinamiche recessive, ma, soprattutto per alcuni settori, la crisi continua a colpire le nostre imprese. E sembrano allungarsi i tempi di una piena e solida ripresa”. Le maggiori difficoltà nel Turismo, meglio il Manifatturiero industriale. Il tessuto produttivo provinciale tuttavia è estremamente dinamico con il 25% delle imprese che ha investito in periodo di crisi. Persiste un certo ottimismo degli imprenditori sulle condizioni finanziarie dell’azienda: uno su tre prevede un miglioramento della liquidità.

 

La Camera di Commercio di Perugia ha analizzato la dinamica del sistema economico della provincia di Perugia durante i primi quattro mesi del 2010, al fine di cogliere le evoluzioni più recenti che hanno interessato la struttura produttiva locale. Nel mese di maggio 2010 è stata realizzata un’indagine sul campo che ha interessato un panel di 200 imprese attive della provincia, 100 appartenenti al settore manifatturiero, 50 al commercio e, novità di questa ultima indagine, 50 al settore turistico. Per quanto la seconda metà del 2009 ed i primi mesi del 2010 abbiano registrato dei timidi segnali di ripresa del ciclo economico, soprattutto in corrispondenza di una progressiva accelerazione degli scambi commerciali internazionali, le economie locali sembrano ancora risentire delle ripercussioni della fase recessiva, soprattutto a causa della stagnazione della spesa delle famiglie, di un ancora elevato clima di incertezza, e delle turbolenze sui mercati finanziari. Il Presidente della Camera di Commercio Ing. Giorgio Mencaroni: “Questi fattori hanno condizionato, inevitabilmente, anche le dinamiche economiche della provincia di Perugia e l’’analisi delle principali variabili congiunturali evidenzia come nel periodo gennaio-aprile 2010 le imprese locali hanno continuato ad osservare gran parte delle criticità emerse nel corso del 2009, seppure con un’intensità meno incisiva. Come dire che le dinamiche recessive si stanno allentando, ma permangono, in alcuni settori più che in altri, condizioni di disagio che spostano in avanti l’avvio di una solida ripresa. E’ indicativo che nei primi quattro mesi di un anno che avrebbe dovuto segnare una inversione chiara dei corsi, i dati qualitativi relativi all’andamento delle vendite ci dicono che il 54,5% di imprese sconta ancora una diminuzione del fatturato a fronte di un 15,5% che invece ha realizzato un incremento. Ciò dà luogo ad un saldo negativo di 39 punti percentuali che sottolinea il perdurare delle difficoltà per il tessuto produttivo locale, nonostante i segnali di ripresa che innegabilmente stanno emergendo”. E’ soprattutto il Turismo ad accusare i maggiori problemi in termini di fatturato in questi primi mesi del 2010 (saldo negativo pari a 60 punti percentuali), seguito dal Commercio (con un saldo pari a –40); mentre il saldo del Manifatturiero (-28 punti) è il risultato di andamenti differenti tra le vendite dell’artigianato (saldo -40) e le vendite delle aziende non artigiane (-16). In tutti i settori vi sono, ad ogni modo, poco più di un quarto di risposte di stabilità. A conferma del fatto che la ripresa sembra essere trainata dalle esportazioni, tra le diverse tipologie d’imprese considerate nell’indagine, si distinguono in positivo le imprese con abituale attività di esportazione e le imprese di maggiori dimensioni, in corrispondenza delle quali si registra sia un più elevato numero di dichiarazioni di aumento delle vendite che minori indicazioni di una loro contrazione rispetto alla media delle imprese della provincia.I risultati relativi a Produzione/Margine operativo lordo confermano sostanzialmente quanto rilevato per il fatturato. Il saldo di risposta per la produzione è pari a -43,5 punti percentuali (55% di dichiarazioni di diminuzione ed 11,5% di indicazioni di aumento), anche se si deve sottolineare la presenza di circa un terzo degli intervistati che non hanno osservato alcuna variazione nei livelli produttivi nel periodo in esame. Anche in questo caso si riscontrano maggiori criticità per il settore Turistico (saldo -68 punti percentuali) e per il Commercio (saldo -52 punti), mentre per l’Industria si confermano le differenze tra l’artigianato (saldo -34) e le altre imprese manifatturiere (saldo -20).Segno meno anche per l’andamento del Portafoglio ordini – saldo negativo a - 37,5 punti percentuali – che, trattandosi di un indicatore in qualche modo anticipatore, getta un ombra sulle performance del sistema economico locale, almeno nel breve periodo. Per quanto riguarda le diverse attività economiche, dall’indagine emergono in particolare saldi negativi più consistenti per il Turismo (-46) e per il Manifatturiero (-38, senza grosse differenze tra artigianato e non).

 

I dati dell’indagine confermano come nel periodo gennaio-aprile 2010 si siano sperimentate ulteriori difficoltà occupazionali, con un saldo di risposta negativo (-24,5 punti percentuali) in corrispondenza del 31% di risposte di diminuzione degli occupati e del 6,5% di risposte di aumento; le indicazioni di stabilità sono comunque pari al 62,5%. Il settore Turistico appare quello maggiormente coinvolto dalla contrazione della base occupazionale (saldo -44 punti percentuali), mentre nell’Industria Manifatturiera (saldo -24 punti) qualche problema in più si riscontra per le Imprese Artigiane (saldo -26). Il Commercio, invece, evidenzia una migliore tenuta, con un saldo di risposta decisamente al di sotto della media provinciale (saldo -6). Tra le varie tipologie di impresa, maggiori criticità, in linea con le tendenze delle altre variabili congiunturali, riguardano le aziende con un numero di addetti inferiore a 50 (saldo -27,7), con fatturato fino ad un milione di euro (saldo -32), non impegnate in modo abituale nei mercati internazionali (saldo -26,3) e costituitesi dopo il 1990 (saldo -28,9).A conferma dell’impatto della fase congiunturale avversa, il 39% degli imprenditori locali dichiara di aver osservato nei primi quattro mesi dell’anno un esubero di personale direttamente connesso al calo di produzione; esuberi che sono stati fronteggiati dalle imprese attraverso tre strumenti principali: la Cassa Integrazione Guadagni (32%), la diminuzione delle ore lavorate (24%) ed i licenziamenti (21%). Se da un lato la razionalizzazione dei processi produttivi comporta perdite di posti di lavoro, dall’altro si deve sottolineare come tali trasformazioni comportino anche un parziale rimescolamento della base occupazionale con l’ingresso di lavoratori con caratteristiche più idonee alle rinnovate esigenze aziendali. Infatti, una quota non trascurabile di imprenditori (pari al 20%) afferma di aver acquisito personale nel periodo di riferimento.Andando ad esaminare, invece, le ragioni della mancata acquisizione di personale da parte delle aziende locali, dalle dichiarazioni degli intervistati emerge, in modo piuttosto uniforme tra i settori, come non vi sia stata alcuna necessità di farlo (53,8% dei casi). Il secondo motivo viene identificato nelle difficoltà congiunturali ascrivibili alla crisi (26,3%), mentre un’altra quota piuttosto rilevante di risposte indica il costo del lavoro (23,1%).

 

Ancora il Presidente Mencaroni. “Il persistere del deterioramento delle variabili congiunturali di riferimento dello scorso anno – ha sottolineato - ha comportato uno “slittamento” in avanti della percezione degli operatori circa la fase più acuta della recessione e, conseguentemente, della ripresa del ciclo economico. Il 55,5% di imprenditori, con una certa omogeneità tra i settori, ritiene addirittura che sarà il 2010 il periodo di più acuta difficoltà per le aziende. Il 23,4% degli intervistati ritiene che il 2009 sia stato il momento più critico della crisi e solo il 10,9% indica, infine, il 2011. Se queste indicazioni uscissero confermate, assisteremmo ad uno slittamento in avanti dei tempi di una reale e solida ripresa”. Le risposte degli imprenditori perugini in merito ai fattori su cui la recessione ha prodotto effetti negativi in provincia dimostrano come l’intero sistema economico locale sia stato coinvolto dalla crisi. Ad aver risentito maggiormente della fase congiunturale sfavorevole sono, in particolare, i consumi delle famiglie (per il 68% degli intervistati). A ciò si accompagna l’effetto avverso sugli investimenti (38,5%), che oltre ad influire negativamente sulla domanda contribuisce a deprimere il motore dell’innovazione e, quindi, lo stesso sviluppo dell’economia provinciale.In merito agli effetti diretti della fase recessiva sull’attività delle imprese, gli imprenditori perugini lamentano soprattutto una contrazione della liquidità (70,8%), fenomeno che ha colpito trasversalmente tutte le attività economiche; sono, ad ogni modo, sentite dagli operatori locali anche conseguenze quali la riduzione degli ordini da parte della clientela (45,3%), la compressione dei margini (35,8%) e, quindi, il calo degli ordini ai fornitori (35,8%), mentre un numero inferiore di indicazioni ha riguardato le maggiori difficoltà ad incassare pagamenti dai clienti e la riduzione del personale (13,9% in entrambi i casi).I risultati dell’indagine delineano un quadro di difficoltà (45%) per le imprese perugine nell’accedere ai finanziamenti. Nello specifico, i principali aspetti del credito peggiorati a causa della crisi risultano essere il costo del denaro (38,9%), la richiesta di garanzie (37,8%), il costo delle commissioni (35,6%), la severità nei criteri di approvazione del fido (35,6%) e l’adeguatezza del credito concesso rispetto alla richiesta (23,3%). Per quanto concerne, invece, le modalità con le quali le imprese della provincia hanno fronteggiato il deterioramento delle condizioni di accesso al credito, emergono, in primo luogo, gli scoperti di conto corrente (43,3%) ed, a seguire, i pagamenti ritardati ai fornitori (38,9%). Ad ogni modo, l’analisi delle previsioni sull’evoluzione della liquidità delle aziende locali nel breve termine suggerisce un certo ottimismo: se il 42,5% degli intervistati prevede una situazione invariata, è da sottolineare la presenza di un 34% di operatori che percepisce un miglioramento del quadro nei prossimi mesi. Anche per quanto riguarda l’esposizione debitoria delle aziende, le previsioni di breve termine degli intervistati delineano un quadro sostanzialmente stabile, in presenza del 66,5% di indicazioni di invarianza; il 18,5% degli intervistati ne prevede, inoltre, un miglioramento.

 

Dopo aver analizzato le ripercussioni della fase recessiva sul sistema economico della provincia di Perugia, si analizza di seguito come il territorio influenzi il posizionamento competitivo delle imprese locali, anche in prospettiva di un rilancio dello sviluppo locale: adottando una scala da 1 a 10, il 73,5% degli intervistati valuta tra il 5 e l’8 la misura in cui il contesto territoriale incide sulla vendibilità/riconoscibilità dei prodotti e servizi delle aziende perugine, una valutazione medio-alta che evidenzia come il territorio rappresenti una risorsa importante per il tessuto imprenditoriale e come sia necessario proseguire su un percorso di sinergie tra aziende ed istituzioni-territorio. Sempre in tema di competitività, un aspetto di primaria importanza per lo sviluppo dei sistemi economici locali è rappresentato dalla collaborazione tra imprese; tramite tali relazioni, infatti, le imprese possono beneficiare delle esternalità positive legate agli spillover di conoscenza ed al trasferimento di tecnologia, ma altri vantaggi sono connessi al contenimento dei costi e ad una aumentata capacità produttiva e commerciale. Nella provincia di Perugia tale modalità organizzativa appare piuttosto sviluppata: circa il 45% degli intervistati dichiara di aver stabilito rapporti formali o informali di collaborazione con altre imprese. Tra le diverse attività economiche, è soprattutto il settore manifatturiero ad evidenziare una più marcata attitudine (50%) alla collaborazione con altre aziende (58% nell’artigianato), ma anche nel terziario i dati sottolineano una certa attenzione al tema (commercio 42%; turismo 36%). Da notare, comunque, come la maggior parte delle imprese perugine abbiano un rapporto di collaborazione con aziende che operano nel medesimo settore (86,5%). Dal punto di vista della localizzazione delle aziende con cui si intrattengono relazioni, si osserva una predilezione per collaborazioni locali, infatti le imprese perugine collaborano soprattutto con altre imprese perugine oppure umbre (60,7%), anche se nel 41,6% dei casi si fa riferimento anche ai confini nazionali. L’Unione Europea ed altri paesi del mondo vengono indicati, rispettivamente, solo nel 7,9% e 4,5% dei casi. Inoltre, da quanto emerge dall’indagine le imprese perugine appaiono interessate alle collaborazioni soprattutto per quanto riguarda la commercializzazione (46,1%), in modo particolare nel terziario, e la produzione di prodotti finiti (40,4%), specialmente nel manifatturiero. Il settore turistico manifesta un interesse (44,4%) nettamente superiore alla media (19,1%) per le opportunità che le collaborazioni con altre imprese offrono nel campo della comunicazione, promozione e pubblicità, mentre sono soprattutto le imprese non artigiane dell’industria (19%) ad essere interessate alla produzione di servizi/componenti in subfornitura per un assemblatore finale.

 

Nonostante il persistere delle difficoltà, nel periodo gennaio-aprile 2010, circa un quarto delle aziende ha continuato ad investire. Sono, in particolare, le imprese non artigiane dell’industria manifatturiera (38%) ad evidenziare un maggiore dinamismo in tal senso, mentre nell’ambito del terziario si registra una quota più alta di imprese che ha investito nel turismo (26%) piuttosto che nel commercio (18%). Per quanto riguarda l’andamento degli investimenti, i dati qualitativi indicano una situazione sostanzialmente stabile (per il 31,4% delle imprese intervistate), anche se il saldo positivo, pari a 13,7 punti percentuali, segnala una certa vivacità del tessuto imprenditoriale locale. L’esame delle risposte relative agli acquisti e/o sviluppi realizzati con gli investimenti stanziati rivela come in gran parte dei casi (58,8%) si sia trattato di macchinari ed attrezzature produttive; seguono l’acquisto di immobili (23,5%), le attività di ricerca e sviluppo (17,6%), le operazioni di pubblicità e di marketing (17,6%) e le spese per mobilio (9,8%) ed informatica (9,8%). Investimenti hanno portato, principalmente, ad un miglioramento dei livelli qualitativi dei propri prodotti/servizi (per il 43,1% degli intervistati) e ad un aumento della capacità produttiva (43,1%). Il miglioramento della qualità dei prodotti e dei servizi viene percepito come una delle finalità prioritarie da perseguire attraverso gli investimenti da parte degli imprenditori locali. Nell’ambito dell’indagine si è voluto ulteriormente indagare sul ruolo della qualità, chiedendo nello specifico agli imprenditori perugini quali siano i fattori in merito ad essa su cui punta l’azienda per incrementare la propria competitività sul mercato. Le risposte individuano soprattutto il miglioramento del rapporto qualità/prezzo (73%) come fattore cardine per difendere le proprie quote di mercato dalla concorrenza e competere per nuove. Quindi, ma con percentuali di risposta inferiori, gli intervistati indicano la certificazione di qualità (39%), il miglioramento della qualità intrinseca del prodotto/ servizio (30%) e le maggiori garanzie per i clienti (30%).

 

Perugia 02 luglio 2010

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